oscar badoino DC

Pubblicato il 19/11/2014 Da in Sociale

L’apparente solitudine dei Digital Champions italici

Vivo a Verbania, a 30 km dalla Svizzera, e ironicamente mi piace affermare di vivere “ai confini del regno”.
Tifo Roma da sempre, e la mia fede calcistica non mi ha certo aiutato a “fare gruppo”: la mia infanzia di piccolo tifoso non è stata quella tipica della passione condivisa per una squadra. A Verbania la stragrande maggioranza dei bambini tifava (e tifa) Juventus, Milan e Inter; anche gli orgogliosi Torinisti erano e sono più numerosi degli sparuti tifosi giallorossi.
Eppure avere una passione calcistica “particolare” per non dire “insolita” mi ha aiutato molto: ho imparato a reggere da solo la goliardia degli amici e a rispondere a tono ai loro sberleffi, e ho dovuto impegnarmi attivamente nel cercare persone che condividessero la mia stessa passione. Una delle mie più grandi soddisfazioni da tifoso è una frase del mio miglior amico, juventino, che una sera guardando assieme una partita mi disse: “Io non tiferò mai per lui, ma Totti è proprio un gran giocatore”.

Il perché di questa breve digressione calcistica è presto detto: credo che ci sia una profonda correlazione tra la mia esperienza da tifoso e l’avere una passione per il digitale e per l’innovazione in Italia. I Digital Champions italici appaiono come un “gruppo ristretto di tifosi” circondati da una maggioranza disinteressata.
Non voglio dire che l’ambiente intorno sia ostile, inospitale: semplicemente è raro che la passione sia condivisa dalla maggioranza delle persone, che pur utilizzando quotidianamente strumenti digitali non è interessata a incrementarne il successo o le potenzialità; semplicemente ha altre priorità. Ciò non vuol dire che disprezzi il digitale, al contrario, quando uno strumento risponde alle sue esigenze è ben lieta di poterlo utilizzare: certo non le si può chiedere di essere il carburante propulsivo del viaggio rappresentato dalla rivoluzione digitale, ma ci si può impegnare affinché sia un viaggiatore consapevole e soddisfatto.

In questo senso il progetto di Riccardo Luna ha evidenziato incredibili potenzialità: l’idea rivoluzionaria di nominare un Digital Champion per ogni comune italiano ha già registrato un inaspettato successo, pur senza avere ancora tutte le linee guida ben definite.
Credo che il potenziale del progetto risieda nella sua semplicità, nell’idea di creare un network attivo e propositivo che cerchi con tutti i mezzi di migliorare il rapporto con il digitale in ogni singolo comune del nostro Paese.
8.000 persone su una popolazione di oltre 50 milioni potrebbero risultare una goccia nel mare, però è mia convinzione che i numeri non siano sempre la risposta che cerchiamo. Credo sia più interessante valutare il potenziale rivoluzionario del progetto. È più importante che un Digital Champion riesca a convincere un comune di oltre 30.000 abitanti a farsi carico di un’agenda digitale che valorizzi gli OpenData nella PA, oppure che un altro Digital Champion in un comune di 2.000 persone riesca a convincere 3 esercizi commerciali a installare un Wifi libero, veloce e senza login? O ancora porterà più benefici reali avere 3-4 classi di bambini delle elementari in grado di scrivere righe di codice, o gruppi di studenti delle superiori pagati per organizzare campagne di social web marketing per le attività produttive del loro territorio? Meglio un gruppo di ragazzi che si organizza online creando una piattaforma per risparmiare nell’acquisto di libri usati, o un gruppo che utilizza una piattaforma per studiare? Naturalmente non esistono risposte universali a queste domande, tutti potremmo dare la nostra personalissima risposta.
Credo che ognuna di queste iniziative (e tutte le altre similari) abbia in sé un elemento rivoluzionario e di successo, ovvero il fatto di coinvolgere a vario titolo un numero sempre maggiore di persone “analogicamente reali”, creando quindi un circolo virtuoso di comunicazione e interazione tra chi ha la passione per il digitale e chi serenamente ne sfrutta le potenzialità.
Ecco perché credo che i Digital Champions italici non soffriranno mai di solitudine: grazie a questo progetto i nostri Campioni Digitali avranno infatti modo di confrontarsi tra loro, aiutarsi e fare il tifo per i reciproci progetti, gioendo per i successi esattamente come un gruppo di tifosi farebbe per la sua squadra. Infine, grazie al rapporto quotidiano e al confronto con chi non condivide la stessa passione, un giorno un Digital Champion potrebbe sentirsi dire: “io non lo farei, e non capisco la tua passione, ma devo ammettere che avete fatto un gran lavoro”.

a cura di Oscar Badoino
19 novembre 2014

 

 

Oscar Badoino

VERBANIA. Ideatore di App e Project Manager. Vincitore del concorso “Digit@lia4Talent” Laureato in Scienze Politiche. Ho lavorato nella produzione teatrale per anni, e ora lavoro nell’innovazione tecnologica… ho sempre creduto che Tecnologia e Cultura fossero 2 facce della stessa medaglia. ho sempre avuto la fortuna di fare lavori che mi appassionano. Cultura e Tecnologia, queste passioni sono figlie della curiosità e di una sana incoscienza, e mi permettono di approcciare il mondo quasi come un bambino, perché non vedo i limiti e le problematiche ma solo le potenzialità e le domande che si aprono. Sono convinto che la sintesi di tutto questo porti a Innovazione Sociale, nel senso più ampio e positivo della definizione, quindi ammetto che quando qualcuno mi definisce un “innovatore sociale” ne provo un ingiustificato senso di soddifazione. Vorrei che il mio motto fosse #MaiFermarsi, ma so che è utopistico. A dimenticavo, sono di Verbania o come dico io “ ai confini del regno”.

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