famiglia

Pubblicato il 19/02/2014 Da in Sociale

È arrivata la responsabilità genitoriale

Parlare di responsabilità genitoriale, oggi, era un atto dovuto.
Dovuto alla luce di un’evoluzione sociale prima ancora che legislativa, che dal 1975 (anno della riforma del diritto di famiglia) ad oggi, ci ha portato più volte a parlare ed a cercare di disciplinare una materia, quanto mai spinosa e delicata, come quella della famiglia e dei rapporti tra genitori e figli.
Questa stessa evoluzione, che ci aveva già accompagnato nel passaggio dalla patria potestà alla potestà genitoriale, conseguenza della raggiunta e tanto sospirata parità tra padri e madri, oggi ha alzato il sipario su un nuovo cambiamento.

Con il DLgs del 28 dicembre 2013 n. 154 (art. 39 co.1) l’Italia, a partire dal 7 febbraio 2014, ha, infatti, abbandonato l’ormai arcaico istituto della potestà genitoriale a favore di una responsabilità genitoriale che, già aveva fatto il suo ingresso, qualche anno fa, nelle convenzioni internazionali (basti pensare al Regolamento CE 2201/03).
Una svolta non solo terminologica, ma, anche e soprattutto, in termini qualitativi o, almeno, questo dovrebbe essere l’obiettivo da perseguire.
Parlare di bigenitorialità e di diritti dei figli ad un rapporto stabile e continuativo con entrambi i genitori, così come il riferimento agli obblighi, ai diritti e doveri dei genitori in ordine al mantenimento, istruzione ed educazione dei figli, negli ultimi anni, mal si conciliava con un concetto di potestà che rievocava, piuttosto, un’idea di appartenenza ed un’immagine sbiadita di figli piegati al volere ed alle aspettative dei padri e delle madri.
Lo stesso art. 316 cc., nella sua vecchia formulazione, parlando di “figlio soggetto alla potestà dei genitori sino all’età maggiore” non aiutava certamente a liberarci da quest’immagine lasciata in eredità da un passato neanche poi troppo lontano.
Avevamo bisogno di un cambiamento ed il Dlgs 154/2013 ha avuto sicuramente il merito di aiutarci a voltare pagina.
Pensare e parlare, oggi, di responsabilità genitoriale fa venire alla mente non solo l’art. 2048 cc sulla responsabilità dei genitori  per i danni cagionati dal fatto illecito dei figli, dovuta ad omessa vigilanza (culpa in vigilando) o a carenze educative (culpa in educando), ma induce a riflettere in positivo, su quello che è e deve essere il ruolo dei genitori nella crescita dei propri figli.

Sul punto il legislatore sembra lasciarci piena libertà.
Ed infatti l’art. 316 cc, nella sua nuova formulazione, si limita a prevedere che “entrambi i genitori hanno la responsabilità genitoriale che è esercitata di comune accordo tenendo conto delle capacità, delle inclinazioni naturali e delle aspirazioni del figlio”,  non fornendo alcuna definizione di responsabilità genitoriale.
Un vuoto pericoloso, forse, e che, in prima battuta, ci lascia spiazzati.
Spiazzati perché, a ben vedere, non siamo abituati a parlare di responsabilità a prescindere da una qualche violazione.

In questo caso la responsabilità nasce dal fatto di essere genitori, non importa se sposati o meno, e questo non può che portare a focalizzare la nostra attenzione su un ruolo formativo che non è fatto solo di regole ed imposizioni, ma soprattutto di relazioni umane ed affettive tra genitori e figli.

Un buon punto di partenza potrebbe essere la definizione offerta dalla Commission European of Experts on Family Law nel “report on principles concerning the establishment and legal consequences of parentage”  adottato nel maggio 2004:
Principle 18: parental responsabilities are a collection of duties and powers, wich aim at ensuring the moral and material welfare of children, in particular: care and protection, maintenance of personal relationships, provision of education, legal representation, determination of residence and administration of property
Una definizione questa che ha il merito di aver rivisitato e “svecchiato” il contenuto dei diritti  e doveri dei genitori, incominciando dal dovere di cura e protezione e da quello al mantenimento delle relazioni personali, che non a caso vengono chiaramente esplicitati.
Il cambiamento di prospettiva è evidente: al centro ritroviamo l’interesse dei figli minori ed il rispetto delle loro tappe di crescita ed autonomia.

Gli stessi principi hanno ispirato il  “Children Act” adottato nel 1989 da Inghilterra e Galles, e successivamente dalla Scozia nel 1995, tra i primi paesi a parlare in termini di responsabilità genitoriale e di interesse preminente dei minori.
In questo nuovo contesto normativo, è  evidente come sia una tappa obbligata il parlare di più del ruolo educativo delle famiglie, dell’importanza dei progetti educativi che non riguardano solo la scuola, ma che dovrebbero partire proprio dai genitori, e, così come sottolineato in ambito comunitario, di  figli minori che devono tornare ad essere protagonisti nelle situazioni e nei rapporti che li riguardano.
Il tutto nella consapevolezza che, anche volendo riempire di contenuti l’istituto della responsabilità genitoriale, ben difficilmente potremmo arrivare a cristallizzarla in una definizione,   senza tenere conto della continua evoluzione del rapporto tra genitori e figli, legato ai mutamenti sociali e culturali.

Al di là di ogni considerazione, puramente tecnica, l’importante è non lasciare che questo diventi semplicemente l’ennesimo cambiamento solo a livello normativo e burocratico…

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Antonella Cataldo

TORINO. Nata a Torino nel 1974, dopo aver conseguito la maturità scientifica, si è laureata in giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Torino nel luglio 2000. Avvocato civilista, iscritta all'Albo degli Avvocati di Torino dal 2005, si occupa in particolare di tematiche legate alla famiglia ed alle dinamiche familiari nei procedimenti di separazione e divorzio. Impegnata nel volontariato, grazie all'attività decennale svolta nell'ambito di associazioni a sostegno della famiglia ha potuto maturare e sperimentare l'importanza del lavoro di équipe e dell'approccio ai problemi improntato alla multidisciplinarietà. Da sempre innamorata delle parole e del teatro.

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