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Pubblicato il 24/02/2014 Da in Sociale

Può bastare l’intelligenza?

Tra le tante parole delle quali si pratica da tempo un abuso dissennato (cultura, famiglia, etica, etc.) c’è anche intelligenza. Si tratta di una parola semplice, se si vuole, che indica la capacità di legare o associare le cose in profondità, come dire comprendere, ma a fondo: intus ligere. Nella nostra deriva dimensionale (per una volta non è un morbo solo italiano) dopo aver sostituito cultura con erudizione ci siamo ritrovati con un’idea meccanica e muscolare dell’intelligenza. Questione di punti.

Tra le parentele semantiche troviamo la sapienza, altra cosa degnamente onorata dagli antichi che le avevano dedicato addirittura una dea, proprio quella dea che dava il nome alla città più importante del Mediterraneo e che proteggeva Odisseo: Atena, poi ribattezzata dai romani come Minerva. La radice semantica della sapienza è il sale (quello che in zucca può fare miracoli), che forgia il concetto di sapore e che mancando denuncia insipienza (è un caso che il pane senza sale è definito sciocco in riva d’Arno?).

Visione ed esperienza si mescolano, dunque, per farci affrontare un mondo complesso, a volte ostile. È un mondo che cambia anche inaspettatamente, e che non può essere affrontato con strumenti monocordi, con un’abilità anche forte ma capace di muoversi lungo un singolo binario. Eppure la scala di valori costruita sul sistema manifatturiero ha finito per drenare le nostre attitudini creative, che nascono dalla sfida a combinare diversi tipi di intelligenza, a superare le convenzioni, a dar forma all’intuito.

Prezzo di una civilizzazione comoda ma rigida, abbiamo finito per sommergere le nostre qualità naturali e istintive con una mediazione cognitiva stabile e rassicurante ma incapace di affrontare le perturbazioni e le sorprese. Problem solving, si insegna e si studia. Forse sarebbe più utile (e più piacevole, diciamocelo) costruire il problem facing, l’approccio, la strategia e la tecnica per affrontare i problemi trasformandoli in opportunità. Finché ragioniamo come un foglio excel non possiamo andare troppo lontano.

Inutile dire che questa sorta di ansia da prestazione cerebrale ha finito per fare qualche danno rilevante: considera i poeti e gli artisti dei matti che non producono reddito; diffida del pensiero laterale e dei format non convenzionali, spesso derubricati a giochi inutili o a provocazioni; teme la dimensione digitale considerandola un mondo a sé stante (il mondo è solo uno, semmai sono tanti i canali per rappresentare il sé e per comunicare), e cerca di irreggimentarne le opzioni in protocolli fissi di apprendimento. La fantasia fa paura.

gardner-bnChe le intelligenze siano tante lo spiega da tempo Howard Gardner, investigando sulle molteplici connessioni tra diversi approcci che sanno fertilizzare logica e attitudine spaziale, sintassi musicale e versalìtilità linguistica, eclettismo spaziale e abilità di astrazione. Naturalmente non si tratta di spremere tutto il ventaglio per creare supereroi da fumetto, ma di stimolare un’evoluzione non pregiudiziale e pronta a mettersi in gioco incoraggiando e sperimentando l’adozione congiunta delle intelligenze che ciascuno di noi ha nella propria sfera relazionale e creativa.

Che fare? La questione ha le sue complessità, soprattutto perché non può essere ridotta a mera gerarchia tecnica o tecnologica. L’uso degli strumenti digitali in una cornice intuitiva e ludica è una condizione necessaria ma non certo sufficiente. Si tratta di accettare, capire e possibilmente di costruire un paradigma più morbido che ragioni sui percorsi e non si faccia abbindolare dagli obiettivi, che osservi la motivazione anziché misurare i risultati, che attribuisca valore alle sorprese e agli indirizzi non convenzionali.

Sono proprio i bimbi e gli adolescenti i portatori inconsapevoli ma lucidi di una weltanschauung fondata sull’esplorazione e sulla scoperta, che non dà per scontato alcun elemento della realtà. Affiancare ai programmi d’insegnamento spazi nei quali ogni cosa goda di piena cittadinanza appare ineludibile se vogliamo affrontare il mondo dei prossimi anni senza nostalgia. Siamo capaci di facilitare il graduale e deciso ingresso dell’intelligenza molteplice nella nostra cassetta degli attrezzi? Siamo in grado di apportare piccole ma importanti modifiche al nostro modo di lavorare e di produrre? Se ce la facciamo potremo dare un messaggio formativo di grande delicatezza.

Pochi elementi possono incoraggiarci. Il mondo nel quale siamo stati formati, considerando efficienza, competitività ed eccellenza i valori più importanti, è in crisi irreversibile proprio per aver reso questi concetti dei feticci professionali e personali. I valori emergenti sono più simili a quelli del regno animale: esperienza, relazione, prossimità; il che ci induce a combattere solo quando è in gioco la nostra sopravvivenza, e non per evitare danni temuti e presunti. Gli idioti sono presenti, nella stessa percentuale e con la stessa potenza di fuoco, tanto nella dimensione reale quanto in quella virtuale: internet non genera rischi, al massimo li fa circolare, così come fa circolare le virtù

Un proverbio giapponese dice: quando rimani con solo due yen compra un pane per il tuo corpo e un giacinto per il tuo spirito. Formare le nuove generazioni comporta delle scelte strategiche e tecniche. Renderle familiari con un mondo in continua evoluzione lasciando che ciascuno possa forgiare i propri strumenti con la massima libertà e senza trovarsi invischiato in stupide competizioni muscolari non è soltanto doveroso, ma anche efficace: il mondo che ne risulterà sarà più fertile, il nostro benessere non sarà misurato in denaro, in motori o in oggetti. E ci piacerà molto di più.

APPROFONDIMENTO
Che cosa sono le intelligenze multiple?

L’intelligenza è considerata una capacità unitaria misurabile in modo univoco lungo un’unica dimensione. La teoria di Howard Gardner si basa sulla molteplice capacità di affrontare problemi e creare oggetti che abbiano valore da almeno un punto di vista e siano significativi per almeno una cultura.

Sono otto i criteri per riconoscere l’intelligenza in una specifica abilità:

  1. è isolabile per un danno al cervello
  2.  è presente in persone speciali come gli idiots savants, i bimbi con deficit, gli individui prodigio
  3. può essere connessa a un gruppo centrale di operazioni legate ai processi dell’informazione
  4. si sviluppa in modo specifico ed è legata a comportamenti che la definiscono
  5. attraversa un’evoluzione e la sua presenza è plausibile
  6. è supportata da compiti sperimentali e psicologici
  7. è supportata da ricerche psicometriche
  8.  è associata alla predisposizione genetica a cristallizzarsi in un sistema simbolico

Ogni individuo possiede almeno sette abilità mentali indipendenti (intelligenze). Nel libro Frames of Mind Gardner identifica le operazioni centrali riferibili ai diversi tipi di intelligenza.

INTELLIGENZE OPERAZIONI CENTRALI
Intelligenza linguistica Sintassi, fonologia, semantica, pragmatica
Intelligenza musicale  Tono, ritmo, timbro
Intelligenza logico-matematica  Numero, categorizzazione, relazioni
Intelligenza spaziale  Accurata visualizzazione mentale, trasformazione mentale delle immagini
Intelligenza corporeo-cinestetica  Controllo del proprio corpo, controllo nella presa degli oggetti
Intelligenza interpersonale  Consapevolezza dei sentimenti, delle emozioni, degli obiettivi e delle motivazioni delle altre persone
Intelligenza intrapersonale  Consapevolezza dei propri sentimenti, emozioni, obiettivi e motivazioni
Intelligenza naturalistica  Ricognizione e classificazione degli oggetti nell’ambiente

 

Le intelligenze possono coesistere nella specie umana, ma risultano diversamente presenti e intense nei singoli individui, pertanto segnano le differenze individuali: ciascuno è dotato di una combinazione particolare di queste intelligenze. Esse risultano variamente mescolate nel cervello di ciascun individuo, e non si escludono a vicenda. Coloro che non hanno danni cerebrali le possiedono tutte. La tabella indica le occupazioni e gli orientamenti connessi con le diverse intelligenze.

INTELLIGENZE DEFINIZIONI
Intelligenza linguistica Permette agli individui di comunicare e di costruire il significato del mondo attraverso il linguaggio. I poeti esemplificano questa intelligenza nella sua forma matura. Gli studenti che amano giocare con le rime, che fanno giochi di parole, che hanno sempre una storia da raccontare, che acquisiscono velocemente altri linguaggi, incluso il linguaggio dei segni
Intelligenza musicale Permette alle persone di creare, comunicare e comprendere i significati dei suoni. Mentre i compositori e gli strumentisti mostrano chiaramente questa intelligenza, così gli studenti sembrano particolarmente attratti dal canto degli uccelli fuori della finestra della classe oppure costantemente tamburellano ritmi complicati con le loro matite sul banco.
Intelligenza logico-matematica Permette agli individui di usare e di apprezzare le relazioni astratte. Gli scienziati, i matematici e i filosofi contano su questa intelligenza. Così gli studenti che analizzano attentamente le parti di un problema, personale o scolastico, proma di verificare sistematicamente le soluzioni.
Intelligenza spaziale Rende possibile alle persone di percepire informazioni visive o spaziali, di trasformare tale informazione e di ricreare immagini visive tratte dalla memoria. Queste capacità ben sviluppate sono necessarie nel lavoro degli architetti, degli scultori e degli ingegneri. Sono utili agli studenti che si trovano a leggere grafici e tabelle nei loro libri di testo, oppure a quelli che prima di scrivere un testo costruiscono una mappa concettuale delle loro idee (to web), oppure a quelli che riempiono gli spazi vuoti intorno ai loro taccuini o biglietti di carta con complicati modelli. Mentre usualmente è legata ad una modalità visiva, l’intelligenza spaziale può essere utilizzata ad un alto livello anche dagli individui con impedimenti a livello visivo
Intelligenza corporeo-cinestetica Permette alle persone di usare il proprio corpo, in parte o interamente, per creare prodotti o risolvere problemi. Gli atleti, i chirurghi, i danzatori, i coreografi e gli artigiani usano tale intelligenza. Questa capacità è anche evidente negli studenti che provano piacere nell’ora di ginnastica e nell’andare a scuola di danza, oppure che preferiscono lavorare praticamente su un progetto piuttosto che scivere un testo breve, oppure che sono bravi a centrare un pezzo di carta arrotolata nel cestino della classe.

 

24 febbraio 2014
a cura di Michele Trimarchi

Michele Trimarchi

CATANZARO – BOLOGNA. Professore ordinario di Analisi Economica del Diritto, Professore affidatario di Cultural Economics, Direttore scientifico Monti & Taft, Presidente Tools for Culture. TEMI DI RICERCA: analisi dell’offerta e della domanda di cultura, integrazione e sostenibilità delle risorse culturali, struttura e finanziamento dei mercati dell’arte, industrie creative. AREE DI ESPERIENZA: economia e politica dell’arte, disegno dell’azione pubblica in campo culturale, cooperazione culturale internazionale, processi e mercati della creatività, impatto economico della cultura. ATTIVITA' PROFESSIONALE: Austria, Svizzera, Germania, Francia, Gran Bretagna, Irlanda, Spagna, Olanda, Belgio, Danimarca, Finlandia, Repubblica Ceca, Croazia, Serbia, Macedonia, Turchia, Giordania, India, Indonesia, Corea del Sud, Nuova Zelanda, Canada, Statoi Uniti, Messico, Brasile, Italia. PROGETTI UE: Nemus-New Employment Opportunities in Museums (1996), coordinatore nazionale; Hero-National Heritage to Create Employment, coordinatore transnazionale; Arciweb-Art Cities as New Employment Laboratories (1998-1999), coordinatore nazionale; Monitors of Culture-Role of Cultural Observatories (2010), esperto economico

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