sguardo

Pubblicato il 23/11/2013 Da in Sociale

Pubblicità lesiva della dignità delle donne? Partiamo dalla risoluzione del Parlamento Europeo

Quasi quotidianamente ci ritroviamo a spendere parole sulla violenza fisica e morale contro le donne, sulle molteplici forme di discriminazione, sugli inaccettabili stereotipi di genere, sulla rappresentazione delle donne nella pubblicità, ed ogni volta manifestiamo disappunto, perplessità, indignazione di fronte a certi messaggi chiaramente lesivi della loro dignità.

Oggi, in vista della giornata del 25 novembre contro la violenza sulle donne, ci piacerebbe andare oltre, partendo da ciò che è stato già scritto e disciplinato, dando visibilità a provvedimenti di cui forse non si è parlato a sufficienza.

L’attenzione oggi va alla risoluzione del Parlamento Europeo del 3 settembre 2008 (2008/2038 INI) sull’impatto del marketing e della pubblicità tra donne ed uomini (Textes adoptés mercredi 3 septembre 2008 – Bruxelles: Impact du marketing et de la publicité sur l’égalité entre les hommes et les femmes)

Un documento che prende le mosse da altre risoluzioni come quella del 25 luglio 1997 sulla discriminazione della donna nella pubblicità, la risoluzione 1557/2007 del Consiglio d’Europa dal titolo “Image des femmes dans la publicité” e dal Patto europeo per la parità di genere adottato dal Consiglio Europeo di Bruxelles il 23 e 24 marzo 2006, e che oggi, alla luce anche della recente Convenzione di Istanbul, ci porta a considerare, forse con maggiore consapevolezza, il problema di come la pubblicità possa arrivare a condizionare il modo di rappresentare e vivere il rapporto tra uomini e donne nella vita reale.

Nella risoluzione troviamo l’invito a promuovere un uso ragionevole e responsabile della televisione e delle nuove tecnologie, in ambito sia scolastico che domestico, fin dai primi anni di vita, evidenziando come gli stereotipi di genere presentati in certi messaggi pubblicitari possano contribuire ad alimentare comportamenti che costituiscono, altresì, vettori di identificazione.

Sono proprio questi stereotipi sulle differenze di genere che contribuiscono ad ostacolare l’uguaglianza e la cooperazione tra le donne e gli uomini, tanto nella sfera privata quanto in quella pubblica.

E’ innegabile che la pubblicità sia una componente irrinunciabile dell’economia di mercato globale, una costante della nostra quotidianità, con la quale ci troviamo a dover fare i conti tra le mure domestiche così come per le strade.

Ed allora è facile comprendere come una pubblicità che favorisca il perpetuarsi di certi stereotipi possa avere un impatto seriamente negativo, che non poteva e non può certo essere sottovalutato a livello comunitario e di ordinamento dei singoli stati membri.

Quello del Parlamento Europeo è dunque un monito a non sottovalutare la portata della pubblicità e dei media, che continuano ad avere nella società attuale un ruolo determinante nella formazione della cultura popolare ed una forte influenza soprattutto sulle fasce più deboli, rappresentate dai bambini e dagli adolescenti, che spesso sono portati ad identificarsi con i modelli offerti dai messaggi pubblicitari.

Ogni stato membro è stato chiamato ad intensificare gli sforzi al fine di garantire forme di pubblicità rispettose della figura femminile e del ruolo delle donne nella società, della dignità umana e dell’integrità della persona, contro ogni discriminazione diretta o indiretta ed ogni forma di violenza contro le donne

L’invito contenuto nella risoluzione è stato recepito dal nostro Paese con il protocollo d’intesa, siglato il 16 gennaio 2011 (per la durata di due anni), tra il Ministero delle Pari Opportunità ed il Presidente dello IAP (Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria), con il quale si è cercato di attivare un controllo più efficace sulla comunicazione commerciale al fine di evitare qualsiasi forma di offesa della dignità delle donne. Tutto questo partendo dalle norme già previste dal Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale, con un impegno da parte dello IAP a garantire la maggiore efficacia delle sanzioni autodisciplinari attraverso la loro applicazione ancor più tempestiva, con particolare riferimento all’inibitoria della comunicazione giudicata illecita.

Ma si è fatto ancora di più.

La stessa Risoluzione del Parlamento europeo è stata messa al centro della campagna “Città libere dalla pubblicità offensiva” promossa dall’UDI (Unione Donne In Italia) a favore della moratoria delle pubblicità lesive della dignità della donna.

Dal 2009 ad oggi sempre più comuni, grandi e piccoli, hanno aderito e continuano ad aderire alla campagna dell’UDI a dimostrazione del fatto che il problema può e deve essere affrontato con l’impegno a livello istituzionale, partendo dagli enti locali, con il coinvolgimento delle associazioni, del servizio per le pubbliche affissioni, della polizia municipale e, soprattutto, della cittadinanza.

Noi comuni cittadini possiamo segnalare,anche direttamente, allo IAP eventuali pubblicità ritenute lesive ed offensive della dignità delle donne e non solo, promuovendo così un’azione di contrasto e di prevenzione dal basso.

Non c’è niente di nuovo in tutto questo, ma solo l’invito a prendere consapevolezza di un problema ed a cercare di affrontarlo e combatterlo utilizzando quegli strumenti di denuncia già a nostra disposizione.

 

23 novembre 2013
a cura di Antonella Cataldo

Tags : , , , ,

Antonella Cataldo

TORINO. Nata a Torino nel 1974, dopo aver conseguito la maturità scientifica, si è laureata in giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Torino nel luglio 2000. Avvocato civilista, iscritta all'Albo degli Avvocati di Torino dal 2005, si occupa in particolare di tematiche legate alla famiglia ed alle dinamiche familiari nei procedimenti di separazione e divorzio. Impegnata nel volontariato, grazie all'attività decennale svolta nell'ambito di associazioni a sostegno della famiglia ha potuto maturare e sperimentare l'importanza del lavoro di équipe e dell'approccio ai problemi improntato alla multidisciplinarietà. Da sempre innamorata delle parole e del teatro.

Comments are closed.