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Pubblicato il 19/09/2013 Da in Sociale

Le notizie che ci mettono a disagio

Se è vero che l’Italia «non avrà bisogno di essere salvata», come ha detto ieri il premier Enrico Letta alla BBC, allora nemmeno i nostri posti di lavoro, le nostre imprese e le nostre famiglie dovranno esserlo. Non lo diciamo, raramente ce ne vantiamo pubblicamente, ma noi italiani siamo davvero in grado di vincere le difficoltà della quotidianità.
Ma a finire sui media sono purtroppo quelli che invece non ce la fanno. E si arrendono al loro destino. Possiamo rivolgere loro solo un pensiero. E provare a capirne le motivazioni, anche se non è semplice, non vivendo certi problemi in prima persona. Il vittimismo non paga. Mai.

 

Apri un quotidiano. Guardi un telegiornale. Ascolti la radio in macchina. E quelle notizie sono sempre lì. Sono quelle che ci fanno provare quel senso di disagio interiore. Quelle che ci fanno chiedere in modo molto banale “Ma dove arriveremo?”. Beh, forse è arrivato il momento di darla una risposta a questa domanda retorica.

Tutti se ne riempiono la bocca, come me in questo momento, ma del sentimento di sfiducia che pervade l’Italia in questi mesi nessuno se ne preoccupa veramente. Non mi riferisco ai problemi economici delle famiglie (ci sono già abbastanza commentatori che lo fanno, sciorinando numeri negativi), penso bensì a quella svogliatezza che si sta insinuando nelle profondità del tessuto sociale. Si può essere sfiduciati, ma non avere delle prospettive, delle ambizioni e dei sogni per il futuro distrugge l’individuo. E ogni gruppo è fatto di individualità che si annullano l’un l’altra se non riescono a condividere un bene comune. E’ quello che sta succedendo a noi.

Il futuro non sembra lontano. Non lo vediamo proprio all’orizzonte. Viaggiamo verso l’indeterminatezza senza alcuna linea guida.

Parliamo sempre della sfiducia totale nei giovani, che non trovano lavoro e che scappano all’estero, ma temo invece che siano sempre più spesso i quarantenni e i cinquantenni ad essere preoccupati: non hanno idea di come garantire un futuro ai propri figli e non sanno se basteranno gli enormi sacrifici che compiono nella quotidianità. E come possiamo pensare di aumentare il nostro tasso di natalità se è il Paese stesso a non avere prospettive a lungo termine? Dire che sarebbe compito della politica dare una visione sembra ordinario, ma è questo l’estremo bisogno degli elettori. Lo capirà qualcuno prima o poi?

«Dove sono finite le idee, i progetti, i programmi, i sogni o anche le affabulazioni che la politica dispensava a piene mani prima di ogni elezione? Scomparse. Inghiottite da un malessere diffuso, da una cupezza che sembra aver coperto tutto. Le giornate sono scandite dagli scandali, dalle risse intestine e dalla sciatteria». Lo scriveva nel bellissimo editoriale “Basta fatti vogliamo promesse” il Direttore de La Stampa Mario Calabresi. Era il 3 marzo 2010. E adesso siamo messi peggio di prima.

«Ha sollevato lo spirito di un Paese intero» ha commentato così David Cameron la vittoria di Andy Murray a Wimbledon. Ma lo stesso tennista, intimorito dalla gloria del momento, ha specificato «Spero di non perdere la fame, penso che dovrei usare tutto questo per trovare nuove motivazioni». Ecco, la fame di poter realizzare qualcosa è ciò che manca all’Italia.

Dove sono finiti gli inguaribili ottimisti?

Abbiamo davvero bisogno di qualcuno che ci dica come Jovanotti «Ti porto via con me». Facendoci tornare a vedere il futuro all’orizzonte.

18 luglio 2013
a cura di
Gianluca Di Tommaso

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Gianluca Di Tommaso

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