berlino 25 anni

Pubblicato il 08/11/2014 Da in Sociale

#MuroDiBerlino 25 anni dopo

Sono passati 25 anni dalla caduta del muro di Berlino.
Il muro che, dal 1961 al 1989, ha tagliato in due non solo una città, ma un intero paese, è stato il simbolo della divisione del mondo in una sfera americana e una sovietica, forse il simbolo più crudele della Guerra Fredda.

Anche adesso che il muro non c’è più, continua ad essere un simbolo.
Venerdì sera a Berlino si è tenuta l’inaugurazione di un’installazione chiamata “I Confini della Luce”, progettata in occasione dell’anniversario della caduta del Muro: una lunghissima fila composta da circa 8 mila palloncini bianchi è stata sistemata nei principali quartieri e vie di Berlino lungo il perimetro del Muro che divideva la città.
L’installazione è stata ideata e progettata dai due artisti tedeschi Christopher e Marc Bauder. La fila di palloncini si estende complessivamente per 15,3 chilometri, lungo il perimetro originario del Muro, passando per diverse zone e quartieri della città, tra cui Bornholmer Straße, Oberbaumbrücke e il Mauerpark, il Parco del Muro. (Fonte: La Stampa)

E per noi cosa rappresenta il muro di Berlino?
Com’è cambiata l’Italia in questi ultimi 25 anni?

Vi invito a leggere le riflessioni di Andrea Ferraretto
“Muro di Berlino: 25 anni dopo altri muri continuano a bloccare il cambiamento”

a cura di Alessandra Giraldo
8 novembre 2014

Alessandra Giraldo

TREVISO. Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Referente Scuola Comitato Provinciale Unicef Treviso, e Referente Provinciale per Miur e Unicef Italia per il progetto “Verso una scuola amica”. Dal 2000 si occupa di elaborare progetti rivolti ai bambini, alle famiglie e alle scuole; nel 2010 ha fondato “Progetti Educativi” partner di riferimento per Enti e realtà territoriali che operano nel settore della formazione e della prevenzione. Nel 2013 ha fondato "Team For Italy", una rete di cittadini che mettono a disposizione gratuitamente le proprie competenze per un rilancio culturale e della partecipazione attiva. - "Non è solo vero che si insegna ad un bambino. Soprattutto, si impara. Se si è capaci di mettersi in gioco, ci si trasforma, si vede il mondo da prospettive diverse, ci si completa"

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