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Pubblicato il 25/11/2013 Da in Sociale

Fare volontariato? Io speriamo che me la cavo!

Sapevo già a grandi linee che cos’è Telefono Amico.
Poi una domenica mattina sul quotidiano che sfoglio ogni giorno ho letto che stava cercando “operatori sociali”.

Alcune frasi dell’articolo mi hanno colpito.
Per esempio:
“Pronto, Telefono Amico. Non bisogna aggiungere altro. Nessun ‘come posso aiutarla?’, nessuna frase incalzante. Si aspetta solo che la voce dall’altra parte del filo cominci a parlare”.

“….solo l’utente può decidere se avviare la conversazione. Noi siamo qui per ascoltare”.

“Nei dialoghi normali chi ascolta racconta la propria esperienza, dà consigli e soluzioni. Noi no. Il nostro compito è farci da parte per lasciar sfogare la persona”.

“… Mi sono chiesto spesso se fossi adatto a questo tipo di volontariato, sono anche stato a un passo dal mollare. Si sentono storie terribili: abbandoni, maltrattamenti, malattie, povertà, disagio emotivo. Tantissima solitudine, forse il male più diffuso. Non è facile smaltire certi pesi. Poi però ho capito che per chi chiama è importante anche solo sentire una voce all’altro capo del telefono. E sono rimasto”.

diventa_volontarioMi ha colpito la differenza fra il desiderio di protagonismo imperante, in cui chi parla non molla il pallino, e quando parla un altro lo interrompe, gli dà sulla voce: altro che ascoltare! Mi ha colpito l’umiltà con la quale questi volontari cercano di aiutare gli altri, senza prevaricare, senza imporre consigli o ricette magiche. Così ho aderito all’invito di entrare in contatto e, lo stesso giorno di domenica, mi hanno risposto scrivendo che se ero intenzionato ad iniziare, il corso di formazione (per pura casualità) sarebbe cominciato la sera dopo, il lunedì. Ho deciso di aderire e così al momento in cui scrivo ho già frequentato la prima “lezione”, saranno una alla settimana per dieci settimane, poi se si viene giudicati in grado di adempiere il compito (“sembra facile, eppure non lo è affatto” è un’altra delle frasi dell’articolo) inizia un mese di affiancamento con un altro operatore esperto. Poi tre mesi di prova e infine si diventa indipendenti, e anche soci della Onlus Telefono Amico, per la qual cosa i volontari pagano un piccolo contributo mensile: servono soldi per mantenere la struttura ed occorre finanziarsi in tutti i modi possibili. I turni di ascolto sono uno alla settimana, di tre ore l’uno.

Concludendo: sono stato colpito, sì, ma perché poi ho aderito e sono seriamente intenzionato a continuare? E non ho fatto come altre volte in cui mi sono detto: “sì, bella iniziativa, merita davvero” ma poi al momento di mettermi in gioco sul serio non se n’è fatto nulla? Le risposte sono più d’una, non so dire in che ordine di priorità: più tempo di prima a disposizione; voglia di accettare un’esperienza importante, anche se dura; desiderio di aiutare gli “altri”, anche se anonimi e non parte della cerchia famigliare o degli amici; infine un feeling interno mio per certe problematiche che mi fa pensare di poter avere da questa sfida anche qualche ritorno di tipo personale.

 

25 novembre 2013
a cura di Mario Signorelli

 

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