141102 poverta bambini

Pubblicato il 02/11/2014 Da in Sociale

Essere bambini in tempo di crisi

È giusto parlare di crisi, di numeri legati alla disoccupazione, di famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese, di imprese che chiudono, di un’economia che non decolla, ma in questo turbinio di notizie ci sono dei numeri ai quali, forse, dovremmo dare maggior peso e visibilità.
Sono i numeri della crisi vissuta dai più piccoli, da quei 27 milioni di bambini europei che sono stati indicati da Save The Children come a rischio povertà.

Forse dovremmo riflettere di più sul fatto che tra il 2008 ed il 2012 in Europa ci siano stati un milione in più di bambini poveri. Di questi, circa la metà, nel solo periodo dal 2011 al 2012.
Questi sono i dati di un rapporto di Save the Children, resi noti il 15 aprile 2014, che ci dicono che in Italia i bambini poveri hanno raggiunto il milione, e che uno su tre è a rischio povertà.
Tradotto in percentuali stiamo parlando del 33,8% della popolazione di età inferiore ai 18 anni.
E sempre secondo le stime di Save The Children, il nostro paese non è riuscito a garantire servizi per l’infanzia ad almeno un terzo della popolazione sotto i tre anni, obiettivo che avrebbe dovuto essere raggiunto entro il 2010.

Non siamo i soli nella classifica degli Stati Europei, ma questa non è certamente una consolazione.
Sono numeri importanti, ma ai quali, forse, non è stata offerta un’adeguata visibilità a livello mediatico.
Eppure affrontare il problema della povertà, specie se riferita ai più piccoli, dovrebbe essere la nostra priorità.

I bambini poveri e a rischio povertà sono quelli che non usufruiscono già oggi o che rischiano di non usufruire in futuro, dei servizi per l’infanzia, che, forse, non conosceranno la bellezza ed il valore di attività ludiche, ricreative e culturali.
Penso al servizio mensa, che in molte realtà è diventato un lusso per pochi, ma che rappresenta un importante momento di crescita e di condivisione soprattutto per i più piccoli, oltre ad essere un aiuto indispensabile per molti genitori, che andrebbe riconosciuto a tutti senza distinzioni.

In tempo di crisi il cinema, il teatro, i musei, i divertimenti ed i giocattoli diventano le prime voci di spesa ad essere tagliate.
Quando questo avviene rispetto ai bambini, non si parla però solo di semplici rinunce, ma, a mio avviso, di un rischio concreto di impoverimento culturale e di una crescita al di fuori di un contesto sociale adeguato.
E sarebbe ancor più sbagliato considerare i musei, il cinema ed il teatro come canali culturali secondari, non necessari, ai quali la gente non pensa più in tempo di crisi, o facilmente rimpiazzabili dalla scuola.

Quando la gente, ed includo anche i bambini, viene messa nelle condizioni di poter accedere ai musei  a prezzi ridotti, il successo è assicurato a qualsiasi età come di fatto avvenuto in occasione dell’apertura dei musei nella notte di sabato 17 maggio.
Parlare di rischio povertà, oggi, significa dover pensare al rischio di un aumento delle differenze e delle discriminazioni tra fasce di bambini.

Questa volta, però,  le differenze non saranno soltanto tra bambini che hanno l’ultimo zainetto firmato, il cellulare o il vestito griffato, ma tra bambini che riescono ad accedere ai canali culturali e quelli ai quali questo accesso viene negato.
Una conclusione che a me sembra inaccettabile.
Incominciare a considerare i numeri dei bambini vittime della crisi distinguendoli da quelli della società adulta, seppure riconoscendone realisticamente lo stretto legame, potrebbe essere il primo passo per mettere al primo posto gli obiettivi da raggiungere nell’interesse dei più piccoli e per creare iniziative che siano a misura di bambino.

a cura di Antonella Cataldo
2 novembre 2014

Antonella Cataldo

TORINO. Nata a Torino nel 1974, dopo aver conseguito la maturità scientifica, si è laureata in giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Torino nel luglio 2000. Avvocato civilista, iscritta all'Albo degli Avvocati di Torino dal 2005, si occupa in particolare di tematiche legate alla famiglia ed alle dinamiche familiari nei procedimenti di separazione e divorzio. Impegnata nel volontariato, grazie all'attività decennale svolta nell'ambito di associazioni a sostegno della famiglia ha potuto maturare e sperimentare l'importanza del lavoro di équipe e dell'approccio ai problemi improntato alla multidisciplinarietà. Da sempre innamorata delle parole e del teatro.

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