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Pubblicato il 19/06/2013 Da in Sociale

Convenzione di Istanbul: e adesso?

La Convenzione di Istanbul oggi c’è, l’abbiamo ratificata, aspettiamo che altri Paesi la ratifichino, aspettiamo che il Legislatore possa darvi attuazione secondo le linee guida tracciate, e adesso?

Adesso mi piacerebbe che questa Convenzione potesse essere letta con gli occhi dei bambini, anche di quelli più piccoli che non hanno ancora conosciuto la violenza e che possono sin d’ora impegnarsi per evitarla. Una lettura fatta da bambini che riescono ancora a vedere le cose in modo diverso, liberi da preconcetti, per i quali avere una compagna o un compagno di banco non ha importanza, quello che conta è poter crescere e giocare insieme.

Vorrei che a leggerla e a farla propria fossero gli adolescenti, quegli stessi ragazzi che spesso non si rendono conto che anche una parola di troppo detta con superficialità, può generare ed alimentare violenza. Adolescenti che, purtroppo, hanno incominciato a respirare un’aria fatta di violenza, di discriminazioni tra uomo e donna, e che influenzati da schemi familiari e sociali rischiano di diventare loro stessi artefici di violenza.

Vorrei che a trovare la forza e la pazienza di leggere la Convenzione di Istanbul fossero i giovani, quelli che guardano ad un futuro incerto, che pensano al lavoro ed alla famiglia, perchè possano comprendere che non si tratta di uno sterile pezzo di carta, ma di un progetto da concretizzare insieme.

Vorrei che fossimo noi adulti più responsabili e capaci di fermarci a leggere la Convenzione non come una legge tra le tante, ma come un tracciato per uscire da una cultura del possesso, delle discriminazioni sessiste e della violenza, che anche se non lo vogliamo ammettere rischia di lambire le nostre famiglie.

E allora non aspettiamo solo di conoscere le leggi che seguiranno alla ratifica della Convenzione, adottiamola un po’ come si fa quando si decide di adottare un bambino.

Facciamola entrare nelle nostre case, nelle scuole, nei luoghi di lavoro e iniziamo a costruire una rete di sensibilizzazione fatta per e dai bambini, dagli adolescenti, dai giovani e dagli adulti.

Sono, siamo tutti noi a dover fare qualcosa, perchè diversamente ci troveremmo con un pezzo di carta in più ma senza aver risolto il problema.

19 giugno 2013
a cura di Antonella Cataldo

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Antonella Cataldo

TORINO. Nata a Torino nel 1974, dopo aver conseguito la maturità scientifica, si è laureata in giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Torino nel luglio 2000. Avvocato civilista, iscritta all'Albo degli Avvocati di Torino dal 2005, si occupa in particolare di tematiche legate alla famiglia ed alle dinamiche familiari nei procedimenti di separazione e divorzio. Impegnata nel volontariato, grazie all'attività decennale svolta nell'ambito di associazioni a sostegno della famiglia ha potuto maturare e sperimentare l'importanza del lavoro di équipe e dell'approccio ai problemi improntato alla multidisciplinarietà. Da sempre innamorata delle parole e del teatro.

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