mal_di_schiena

Pubblicato il 05/02/2014 Da in Salute

Cosa ho imparato dal mio ultimo mal di schiena

Non so perché, ma né alla scuola dell’obbligo né alle superiori ti raccontano queste cose, che invece sono piuttosto utili nella vita pratica di ogni giorno. Così mi sono deciso a raccontare quanto mi è successo un paio di anni fa. Mi son detto “forse la mia esperienza può essere utile a un po’ di gente che si trova a soffrire di mal di schiena”.
Chi non ha mai avuto un mal di schiena in vita sua … scagli la prima pietra.

Cominciamo dal principio. Mi chiamo Riccardo, ho 51 anni abito a Bologna e lavoro per una società di consulenza su materie economico finanziare: una vita abbastanza sedentaria insomma, tante ore alla scrivania e a volte gran trasferte in macchina o in treno. Cerco di tenermi in forma, faccio quel che posso senza strafare, con un po’ di nuoto, di corsa e di bicicletta soprattutto nei week end e durante le vacanze. D’inverno mi piace sciare. Ho imparato tardi a scivolare sulla neve: sci di fondo a 24 anni e sci da discesa a 40 anni e, come tutti gli amori che nascono in tarda età, è stato per me questo uno dei più dolci e più belli.
Ve la faccio breve. Due anni fa, avevo quindi 49 anni allora, torno a Bologna la mia città, dopo una vacanza di tre settimane nel mese di agosto. Ero in gran forma mi ero allenato parecchio: mountain bike per 10 giorni in montagna in Trentino e 10 giorni di lunghe nuotate al mare in Croazia. Ero riuscito a “buttar giù” qualche chilo di troppo e volevo mantenermi in forma anche durante l’autunno e l’inverno.
Una mattina di settembre mi alzo presto e vado a nuotare in piscina prima di andare al lavoro. Se hai famiglia la mattina presto è l’unico momento in cui puoi trovare tempo per te stesso. Quasi alla fine dell’allenamento, in una delle ultime vasche, credo fosse a delfino, sento un rumore tipo “crick” in fondo alla schiena. Lì per lì non ci faccio caso e me ne vado in ufficio. Nel corso della giornata inizia il mal di schiena, un dolore in zona lombare così forte da non riuscire a stare in piedi, mi si piegavano le gambe dalle fitte, la sera torno a casa camminando a fatica come uno zombie.
Il film continua come segue.

Fase 1 – Dolore acuto. Una settimana a letto “spappolato come un budino”, assumendo farmaci anti infiammatori e musco-rilassanti, in posizione orizzontale senza riuscire ad alzarmi.

Fase 2 – Tran tran diagnostico. Rimessomi in piedi, il dolore diminuisce ma non sparisce del tutto, torno al lavoro e intanto faccio un po’ di visite mediche ed esami. Nell’ordine: raggi-X al rachide (ho scoperto che la spina dorsale si chiama così solo allora, voi direte “che ignorante”, ma abbiate pazienza io ho studiato economia, mica medicina), risonanza magnetica in zona lombare e visita dal fisiatra.
Quindi alla fine di tutti questi esami arriva il verdetto: piccola ernia tra la 4° e la 5° vertebra lombare, scoliosi, un po’ di artrosi sparsa dappertutto e qualche “osteofita” qui e là.
“Osteo … che?” ho chiesto io al mio fisiatra che è uno giovane e simpatico, con il quale posso permettermi qualche confidenza, e lui mi ha risposto “non ti preoccupare, sono delle formazioni ossee, tipo piccole protuberanze, che si formano tra le vertebre e che ogni tanto ti possono causare dolore, ma non è grave”.
E poi ha aggiunto: “Ti consiglio un bel ciclo di 10 sedute di ginnastica posturale. Conosco una brava fisioterapista, Anna, vedrai che saprà rimetterti in sesto. Ti ci vorrà un po’ di tempo, ma tornerai “quasi” come nuovo”. Io mogio, mogio me ne ritorno a casa, era quel “quasi” che mi preoccupava.

Fase 3 – La scoperta. Anna è simpatica, mora, altezza media, braccia toniche e robuste come tutte le persone che si occupano di fisioterapia e ha gli occhi simpatici che esprimono bontà e una gran pazienza.
Pazienza ce ne vuole, infatti, con un paziente come me che arriva sempre di corsa all’ultimo momento e che non spegne mai il cellulare neanche durante le sedute di fisioterapia. Ma Anna, scoprirò col tempo, soprattutto è brava a spiegare le cose. È un’ottima didatta, che ti spiega piano piano perché devi fare un determinato esercizio, quali sono gli effetti attesi e ti guida piano piano con pazienza correggendo gli sbagli, somministrando nuove nozioni con giudizio e dosando le novità ad ogni lezione, in modo che tu possa imparare gradualmente.
Alla fine Anna conquista la mia curiosità intellettuale, l’ascolto ad ogni seduta con maggiore attenzione, mi stimola con concetti ed esercizi nuovi, fino a farmi venire voglia di chiederle in prestito un libro su cui lei stessa aveva studiato (Stretching di Bob Anderson e Jean Anderson, Edizioni Mediterranee. Ne esistono diverse edizioni dal 1986 fino al 2010).

Ed ecco cosa ho imparato dalla mia fisioterapista: sono poche idee semplici che mi hanno portato ad uno stile di vita diverso e, vi anticipo il finale, mi hanno fatto passare il mal di schiena fino a riportarmi sugli sci.
Partendo dalla nuca in alto, scendendo lungo la schiena lungo la colonna vertebrale, continuando poi sui glutei, quindi sulla parte posteriore delle cosce e per finire coi polpacci si snoda la cosiddetta “catena muscolare posteriore”. La catena muscolare posteriore è quell’insieme di muscoli che ci tiene eretti (sia che stiamo in piedi o seduti).
Ebbene proprio per svolgere la sua funzione primaria che è quella di tenerci dritti durante il giorno, la catena muscolare posteriore è sempre in contrazione: se così non fosse noi ci “afflosceremmo” come un palloncino che si sgonfia.
Ora paradossalmente un muscolo che sta sempre in contrazione, al contrario di quello che si crede comunemente, invece di rafforzarsi si indebolisce. Un muscolo è, infatti, formato da tante microfibre in grado di scorrere le une sulle altre: se queste sono sempre contratte il muscolo alla lunga perde la sua elasticità, come un elastico cotto dal sole, e diminuisce anche la sua forza.
Se la contrazione dura nel tempo, a volte negli anni, e se ai muscoli della schiena non viene mai concesso di stirarsi adeguatamente , si genera il dolore in una data zona, che a sua volta provoca altri scompensi e nuovo dolore perché magari si assumono degli assetti e delle posture sbagliate per compensare il dolore concentrato in una zona specifica.
Per cui mentre i muscoli cosiddetti “dinamici”, cioè quelli delle gambe delle braccia e gli addominali che hanno lo scopo di farci muovere, devono essere allenati mediante contrazione (cioè correndo, nuotando facendo ginnastica), al contrario i muscoli del “gruppo posturale posteriore” (schiena, cosce posteriori e polpacci) che sono sempre in tensione per svolgere la loro funzione naturale di sostegno, devono essere allenati nella maniera opposta mediante distensione e decontrazione.

Voi direte: ma perché non ci insegnano a scuola queste cose? In fin dei conti non sono di una sconvolgente complessità intellettuale e sono di grande utilità pratica nella vita di tutti i giorni… già, è la stessa domanda che mi sono posto anche io e alla quale invero non sono riuscito a dare una risposta. Si tratta a mio giudizio di un vero e proprio “gap” (cioè buco) culturale che potrebbe essere in parte riempito nel corso delle ore di educazione fisica o di scienze alle scuole medie e superiori, ma che non è stato mai colmato.
Una serie di esercizi mirati di rafforzamento degli addominali e di stretching e distensione della schiena e delle gambe possono ridare l’elasticità e la forza perduta e sostenere adeguatamente anche una schiena un po’ malconcia (come la mia).
Badate bene, non si tratta di fare un ciclo di esercizi per poche settimane e poi basta. La ginnastica posturale deve diventare parte del vostro stile di vita, va fatta sempre “vita natural durante”. Ma niente paura si tratta di due o tre sedute la settimana ognuna della durata di mezz’ora circa. Grazie a tali esercizi: un giovane atleta può migliorare e anche di molto le sue prestazioni migliorando la flessibilità del suo corpo, una persona di mezza età può mantenersi in forma e superare gli acciacchi connessi al passar del tempo, una persona anziana può rimanere più a lungo autosufficiente migliorando la propria qualità di vita.
Le culture orientali, che hanno sviluppato nel tempo ad esempio la ginnastica yoga, hanno recepito da diverse centinaia di anni questa semplice verità.

Così alla fine dopo un mese di fisioterapia ho ricominciato a nuotare e poi piano piano anche a correre (sempre gradualmente e senza esagerare). Dopo circa quattro mesi dall’inizio del mal di schiena, senza mai strafare o costringermi a faticosi allenamenti, ho ripreso prima a correre e infine a sciare e mi sono divertito sulle piste della Paganella e delle Dolomiti di Brenta.
Con un po’ di pazienza e un po’ di capacità di ascolto si possono scoprire cose nuove su se stessi ed imparare anche a convivere con il proprio mal di schiena.

A questo punto mi si domanderà: ma quali sono questi esercizi? A questa domanda purtroppo non posso rispondere: sono solo un povero autodidatta in materia di fisioterapia.
Ogni tipo di problema alla schiena richiede esercizi diversi ed un approccio diverso. Non si può improvvisare. Occorre rivolgersi a un fisioterapista esperto. Chi soffre di cervicale farà determinati esercizi, chi ha dei problemi lombari ne farà altri ed altri ancora chi soffre di scoliosi o di altre patologie.

A tutt’oggi a due anni di distanza dall’episodio se trascuro i miei esercizi posturali per più di una settimana la mia schiena e le mie gambe indurite mi ricordano quanto si stia meglio con po’ di stretching furbo e mirato. E sapete che c’è? Fa anche bene all’umore.

5 febbraio 2014
a cura di Riccardo Tedeschi

Riccardo Tedeschi

Responsabile dell’unità di pricing and financial innovation, un gruppo di analisti ed ingegneri finanziari specializzato nella valutazione di portafogli di obbligazioni strutturate e derivati detenuti da banche ed altri investitori istituzionali, facente parte della practice di financial risk management di Prometeia Spa. Sin dal 2003 collabora con l’Università di Bologna dove cura il modulo di “Opzioni e contratti derivati” nell’ambito del corso di Economia e tecnica dei mercati finanziari della Scuola di Economia Management e Statistica. Detiene un “Master in Intermediazione Finanziaria” organizzato e finanziato dalla Banca Nazionale del Lavoro con docenti delle Università Bocconi di Milano e Sapienza di Roma (1988) ed ha conseguito la laurea in Economia e Commercio alla “Libera Università Internazionale degli Studi Sociali (LUISS) di Roma nel 1996. Nel 2004 ha ottenuto il Wilmott’s Certificate of Quantitative Finance (CQF) a Londra.

Comments are closed.