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Pubblicato il 16/03/2014 Da in Dal Web

Social media, ragazzi e cyber bullismo

Qual è il giusto rapporto tra ragazzi e social media? Come possono i genitori e gli insegnanti fare non solo da “sentinelle digitali” ma da guide? Per dare risposta a queste domande il 22 marzo a Todi, in Umbria, la rete WISTER (Women for Intelligent and Smart TERritories) e Stati Generali dell’Innovazione organizzano una giornata di formazione gratuita con iscrizione obbligatoria su “Social media, ragazzi e cyber bullismo”.

Il tema è purtroppo attuale, visti gli ultimi dati diffusi dal rapporto Ipsos per Save The Children che mettono in evidenza come le molestie che corrono in Rete siano percepite dal 72% dei minori italiani come la principale minaccia sociale del loro tempo, più della droga, dell’alcool e della possibilità di subire molestie da un adulto. Il fenomeno non è fantascientifico se pensiamo che 4 minori su 10 sono testimoni di atti di bullismo on line verso coetanei, percepiti “diversi” per aspetto fisico (67%) orientamento sessuale (56%) o perché stranieri (43%).

Soluzione al bullismo on line non può certo essere quella del vietare o ridurre l’uso di Internet per i ragazzi che, secondo lo stesso rapporto, sono connessi dalle 2 alle 3 ore al giorno tutti i giorni. Di questi il 57%, di età compresa tra i 9 e i 16 anni, ha un profilo sui social network e naviga senza la supervisione d un adulto il 62%. Sicurezza e privacy sono probabilmente due parole sconosciute ai più, visto che, solo a titolo esemplificativo, solo il 21% dei genitori predispone filtri e blocco ai siti e di questi solo il 15% tiene traccia della cronologia dei siti web visitati.

La storia dei “nativi digitali” in questi ultimi anni non ha certo aiutato a percepire in maniera corretta il problema, visto che si è portati a confondere la dimestichezza nell’usare gli strumenti con la consapevolezza necessaria a cogliere opportunità limitando i rischi.

Particolarmente esposte, secondo il rapporto, si sentono le ragazze, che alla domanda se c’è connessione tra alcuni recenti tragici fatti di cronaca e le molestie in Rete rispondono molto (33%) o abbastanza (48%).

I social network rappresentano la modalità d’attacco preferita dal cyber bullo (61%), che di solito colpisce la vittima attraverso la diffusione di foto e immagini denigratorie (59%) o tramite la creazione di gruppi il cui fine è colpire il malcapitato (57%).

Secondo i ragazzi il cyber bullismo arriva a compromettere il rendimento scolastico (38%), mina la capacità di socializzazione della vittima (65%) e porta a conseguenze psicologiche come la depressione (57%, percentuale che sale al 63% nelle ragazze tra i 15 e i 17 anni). Senza considerare che i fenomeni di molestia on line sono considerati dalla maggior parte dei ragazzi (83%) molto più dolorosi di quelli reali perché “senza limiti” (73%), continui, da dover subire in ogni momento della giornata (57%) o per sempre (55%).

Antidoti al problema ci sono. Si chiamano consapevolezza e conoscenza che non possono essere “nativi” ma accompagnati. Questo l’obiettivo che si prefigge la prima giornata formativa su Social media, ragazzi e cyber bullismo di Todi. Un primo passo per l’approfondimento di un tema oggetto dell’ebook, curato da alcune esperte della rete WISTER, che sarà presentato nei prossimi mesi.

16 marzo 2014
a cura di Sonia Montegiove

Dopo la pubblicazione del post alcuni hanno fatto notare che lar ricerca citata diffusa da Save The Children fa riferimento al fenomeno del bullismo e non solo del cyber bullismo (il 69% dei ragazzi ha pertanto indicato questo come pericolo sociale).
Sicuramente analisi più approfondite e rilevanti statisticamente rispetto a quella di Save The Children ci sono e saranno presentate sabato nel corso della giornata. Tra queste sicuramente il report EU Kids Online che riguarda però diversi Paesi europei. Sulla base di questo rapporto, se ci si sofferma solo sul cyberbullismo i dati per l’Italia sono più bassi (6%) perché influenzati dal ritardo di acceso e competenze digitali presenti nel nostro Paese.L’Italia registra una elevata percentuale di ragazzi che accedono al Web senza la supervisione di un adulto (62%), mentre in merito agli accessi informatici che avvengono all’interno delle scuole detiene la percentuale più bassa in Europa (solo il 36%). Ed è pertanto con l’obiettivo di ridurre il numero di ragazzi lasciati “soli” con le tecnologie da insegnanti e genitori che iniziative come quella di Todi verranno organizzate da Wister anche in altre città d’Italia, tra le quali Pisa (5 maggio), Potenza (13 maggio) e Fermo nel mese di settembre.

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Sonia Montegiove

PERUGIA. Analista programmatore e formatore, fa parte del gruppo di coordinamento del progetto LibreUmbria per l’adozione di software libero in Pubblica Amministrazione. E’ giornalista per passione ed è entrata a far parte della redazione di Girl Geek Life , convinta che le donne possono essere avvicinate alle nuove tecnologie scrivendo in modo chiaro e selezionando le notizie nel modo giusto.