obama and kids

Pubblicato il 17/09/2014 Da in Cultura

Ragazzi, volete il successo? Dovete studiare!

La scorsa estate il Presidente degli Stati Uniti, Barak Obama ha dichiarato “Se pensate che l’istruzione sia costosa, aspettate di vedere quanto può costare l’ignoranza nel ventunesimo secolo”. In America si è aperta una bella discussione che qui in Italia invece tarda ad arrivare, tanto che qualunque governo si instauri, i tagli alla pubblica istruzione e alla ricerca continuano ad esserci. E in effetti in Italia l’istruzione avanzata si considera certo un diritto, ma anche un ambito improduttivo che poi si espande pure all’ormai noto adagio “Con la cultura non si mangia”.

Questo breve panorama fa dunque sorgere naturale la domanda: ma la laurea serve?

Oggi più che mai si sente dire sempre più spesso che la laurea non serve. Spesso sono chiacchiere da bar, voci di corridoio, ma nessuno si permette di contrariare questa affermazione. Lo dicono anche gli stessi laureati, il giorno stesso della laurea. Sperano nella proprio laurea (molto meno dei loro genitori) ma non ci contano poi molto. D’altronde quanti laureati disoccupati esistono in Italia? E quanti laureati abbiamo visto fare i camerieri e le commesse? Non ci sono i dati ma pare che sia proprio così.

E quindi? A cosa serve la laurea? Il discorso potrebbe degenerare, e se non serve la laurea perché dovrebbe servire un diploma? Senza voler esagerare si potrebbe pensare che serve una scuola dell’obbligo, di base, dove imparare a leggere (bene o male) a scrivere (almeno una firma) e a far di conto (non ci vorrà mica una laurea? Tanto che anche gli analfabeti lo sanno fare e i laureati, spesso, no).

Però se andiamo a vedere un po’ di dati sul numero di laureati in Italia rispetto alla media europea, scopriamo che tutti questi laureati alla fin fine non ci sono. E che forse di disoccupati ce ne sono di più tra i non laureati che tra i laureati veri e propri.

Infatti, l’Italia risulta tra le ultime nazioni in Europa come percentuale di laureati (Dati Eurostat)

Nel 2004 l’Italia era quartultima tra i 28 stati europei (seguita da Slovacchia, Repubblica Ceca e Romania). E oggi, dopo un decennio, l’Italia si trova all’ultimo posto in Europa. E se questo non bastasse tra gli obiettivi prefissati dalle singole nazioni per il 2020 quello dell’Italia è di restare ultima. I laureati che hanno un età tra i 30 e i 34 anni in Italia sono poco sopra il 15 % e ci si prefigge nel 2020 di arrivare tra il 26 e il 27% . Un bel 10% in più si potrebbe dire. Peccato che le iscrizioni alle università diminuiscono (a causa della crisi delle famiglie) e gli altri 27 Paesi europei puntano a stare intorno al 40%.

La tragedia però è che viviamo in un mondo globalizzato e se vogliamo veramente capire cosa sta accadendo in Italia e all’Europa, dobbiamo guardare al mondo. Ebbene oggi in Corea i giovani con una laurea, di età compresa tra i 25 e i 34 anni (range più ampio rispetto ai dati Eurostat), sfiorano il 60%: la più alta percentuale al mondo. Contro il 40% della media OCSE (L’italia è tra il 15 e il 20%; la metà della media dei paesi avanzati; un terzo della Corea) Bisogna sottolineare però che la percentuale del 60% è una percentuale a cui stanno iniziando a puntare la maggior parte dei paesi orientali (vedi Vietnam).

Se non fosse chiaro capire cosa significa Corea (forse neppure sappiamo esattamente dove si trova geograficamente), forse è più facile capire: Samsung, Hyunday, Lg Electronics, ossia industrie che nei loro settori , oggi, dominano il panorama mondiale.

Se ancora ci fosse qualche dubbio a cosa serve una laurea, basta fare un paragone incolmabile e assurdo tra l’Italia (che si prefigge di restare a quote di laureati indicate prima, tagliando sempre gli investimenti sull’istruzione e sulla ricerca) e la Cina che per recuperare 50 anni di divario dagli Stati Uniti, in sette anni investirà 250 miliardi di dollari sull’Istruzione. L’Europa con l’ambizioso piano Horizon 2020, investe 15 miliardi per il biennio 2014-2015 e 80 entro il 2020.

L’ultima invasione cinese è nel mercato dei laureati  – IlGiornale.it

Si può immaginare quanti laureati arriveranno sul mercato del lavoro mondiale da qui al 2020?

Sempre per chi avesse paura della Cina, a questi investimenti e conseguenti laureati, aggiungerei i laureati cinesi di seconda generazione immigrati in Italia, come in tutto il mondo del resto, che spesso risultano tra i migliori studenti dei loro corsi di laurea e con almeno tre lingue straniere nel loro bagagliaio culturale (italiano, cinese e ovviamente inglese).

Per cui, se anche a voi è balenato nella mente che una laurea non serve, spero che questo post vi faccia ricredere e vi faccia pensare che non solo la laurea serve, ma che di laureati in Italia ne servirebbero almeno il triplo di quelli che ci sono. Che poi sulla qualità ci sia da discutere è un altro problema, ma all’abbassamento della qualità (ammesso che ci sia stato davvero, secondo alcuni), non è mai corrisposto un aumento del numero di laureati, anzi! Che ci sia da cambiare il sistema dell’istruzione è anche un altro problema di cui mi ero occupato in un precedente post.

Insomma, come continua Barack Obama nel suo discorso “Ragazzi, volete il successo? Dovete studiare!”

 

17 settembre 2014
a cura di Antonino Fontana

 

 

Antonino Fontana

VENEZIA. comunicazione radio / web / video. Station manager @radiocafoscari. Siciliano per nascita, cittadino del mondo per vocazione, ho imparato da mio padre l’arte del macellaio durante i miei anni universitari e mi sono laureato a Palermo in Lettere moderne con una tesi sui “Nomi della carne”.I miei clienti volevano che facessi l’insegnante ma ho preferito fare le valigie e viaggiare, vedere l’Italia, vivere un po’ in Irlanda e un po’ in Romania dove ho trovato il mio primo lavoro nella comunicazione. Sono tornato in Italia dove ho lavorato a Milano per un paio di uffici stampa e per campagne a livello nazionale e poi mi sono trasferito a Venezia per un progetto sperimentale: Radio Ca’ Foscari, la web radio di Ateneo. Un anno in laguna nella vita la si deve fare! L’anno, prima, si è prolungato a due, poi, il progetto da sperimentale è diventato parte integrante dell’Ateneo e dell’Ufficio comunicazione. Oggi l’Università, Ca’ Foscari e la comunicazione sono profondamente cambiati, così, insieme ad un gruppo di 50 studenti/annui appassionati di radio, mi sono dedicato al web dove la Radio vive giornalmente. Nell’ultimo anno il Rettore mi ha affidato il compito della produzione video di Ateneo intervistando gli ospiti di rilievo di Ca’ Foscari e riprendendo i momenti più importanti accademici. Ottimista per scelta, entusiasta per natura, mi piace sognare altri mondi possibili e pensare al futuro come ad un infinito spazio di opportunità!

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