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Pubblicato il 17/03/2014 Da in Cultura

La valutazione degli insegnanti

Le considerazioni di questo breve testo in parte nascono da quanto letto in un articolo del Corriere della sera dell’11 giugno del 2008; un’intervista nella quale la scrittrice-insegnante Paola Mastrocola (che ho amato dopo aver letto Una barca nel bosco) dice che frustrante [per un insegnante] non è lo stipendio, ma insegnare a studenti demotivati. Vorrei chiederle che soddisfazione si può avere dall’insegnare solo a chi motivato lo è già. Penso invece che noi insegnanti dovremmo lavorare cercando di allargare sempre di più la schiera dei motivati, dei volenterosi e quindi dovremmo avere un occhio di riguardo proprio per chi non fa nulla. È lì che si gioca la nostra bravura e la nostra professionalità. Dobbiamo avere il coraggio di rientrare nella caverna (di platoniana memoria) rischiando magari la cecità per aiutare anche chi non ha voglia di muoversi e crede che le ombre siano la realtà. Io non penso che questo compito sia frustrante, penso invece che sia entusiasmante. Un compito che ci deve stimolare a cercare ogni giorno nuove metodologie per agganciare anche gli studenti più lontani. Se può servire a stimolarci ben venga allora anche la valutazione del nostro operato; basta che sia articolata e fondata su criteri di qualità condivisi.

Perché gli insegnanti non vengono valutati?
Noi insegnanti, in Italia, facciamo parte di una categoria molto variegata dal punto di vista degli interessi, delle competenze e delle aspirazioni.
Siamo insegnanti di scuola dell’infanzia, di scuola primaria (elementari), di scuola secondaria di I grado (medie) e di scuola secondaria di II grado (superiori); alcuni di noi si dedicano alla scuola a tempo pieno, altri nei ritagli di tempo lasciati liberi dal lavoro di avvocato, commercialista ingegnere, architetto.
Alcuni tra noi amano il loro lavoro, si formano, si mettono in discussione e cercano la collaborazione dei colleghi, altri fanno il loro dovere senza concedere nulla ad attività che vadano al di là dell’orario di scuola, altri ancora arrivano ad essere addirittura dannosi per i propri studenti e per la struttura in cui lavorano.
Tutti percepiamo il medesimo stipendio.
Tutti ci lamentiamo perché percepiamo uno stipendio che non ha nulla di dignitoso, ma poi, quando vengono fatte proposte di modificare la retribuzione in base al merito cadono ministri se non governi.
Uno stipendio più alto senza alcun controllo sul nostro operato sarebbe impossibile da ottenere oltre che ingiusto. Sarebbe ingiusto anche il solito intervento a pioggia senza indicazioni chiare su cosa voglia dire lavorar bene.
Oggi in molti parlano della valutazione di chi opera nel pubblico impiego e il rischio è che si arrivi a produrre un sistema che non tenga conto dell’opinione di chi valutato dovrebbe essere.
Visto che la discussione negli ultimi anni purtroppo non si è nemmeno aperta e non si è mai giunti a discutere sul come valutare, forse è arrivato il momento di dare inizio ad un confronto.
Si dovrebbe perciò andare al di là di una modalità privatistica di intendere l’insegnamento; tanto privata da portare la scuola statale a non essere una comunità di apprendimento, ma la scuola del singolo insegnante che usa modalità e metodi diversi, se non opposti, rispetto al collega che entra nella stessa classe l’ora successiva.
Sostituire all’arbitrio la vera libertà di insegnamento diventa a questo punto una necessità; essere liberi infatti non significa fare tutto ciò che si vuole senza alcun controllo.
Noi teniamo molto alla nostra libertà di insegnamento, ma poi quando un collega la utilizza in modo arbitrario, magari con i nostri figli, comincia a darci molto fastidio e allora interveniamo, protestiamo e ci scontriamo con l’assurdità del sistema che anche noi, come insegnanti, a volte contribuiamo a sostenere.
E allora perché non ammettere che anche noi dovremmo essere valutati?
Perché non arrivare a spostare la discussione sul come?
Sarebbe un passo in avanti importantissimo che permetterebbe di tendere verso una scuola di qualità in cui ci sarebbe forse anche la possibilità di uno stipendio più dignitoso.

Da chi dovrebbero essere valutati gli insegnanti?
Nella prospettiva che il dibattito possa passare dal se al come valutare il nostro operato, mi piacerebbe fornire un contributo che avrebbe l’obiettivo di dare il via ad un confronto.
Se gli insegnanti accettassero di essere valutati, da chi, come e sulla basse di cosa potrebbero essere valutati?
Quale potrebbe essere la rubrica di valutazione dell’operato di un insegnante italiano del 2010?
In questa mia analisi mi piacerebbe cominciare a ragionare partendo dai soggetti che dovrebbero valutare; da chi dovremmo essere valutati?
Sicuramente da studenti e genitori (per le scuole di ogni ordine e grado) che, sollecitati da questionari seri e ben preparati (con la collaborazione degli insegnanti stessi), dovrebbero avere la possibilità di dire la loro su quanto accade all’interno delle aule.
Un altro soggetto che potrebbe avere tutto il diritto di valutare l’operato dei suoi insegnanti dovrebbe essere il dirigente scolastico.
Molti dirigenti oggi si nascondono dietro l’alibi dell’impossibilità di intervenire sulla soluzione di situazioni ritenute difficili. Dicono che non hanno gli strumenti per valorizzare i più capaci e per ridimensionare i meno competenti. I tempi mi sembrano maturi perché anch’essi, sulla base di strumenti oggettivi e non della simpatia personale, possano esprime un giudizio sui loro docenti.
Anche i colleghi dovrebbero avere la possibilità di intervenire, soprattutto quando si tratta di valorizzare l’operato di qualcuno, sulla base anche qui strumenti oggettivi. Dovrebbero essere soprattutto i colleghi che insegnano nei corsi di studio successivi (insegnanti della primaria per quelli dell’infanzia….)
Non meno interessante potrebbe risultare il giudizio dei rappresentanti del personale ATA. Il giudizio di chi non entra in classe ma conosce alla perfezione i meccanismi della scuola può  diventare utile per considerare aspetti che altrimenti rischierebbero di non essere presi in considerazione.
Per tutti bisognerebbe prevedere dei training di formazione su criteri e metodi, per arrivare alla formulazione di giudizi motivati e consapevoli.
Un insegnante valutato da alunni, genitori, colleghi, personale ATA e dirigenti potrebbe sentirsi tranquillo, la valutazione potrebbe infatti tendere all’oggettività; si può essere antipatici al dirigente e non ai colleghi; agli studenti e non al dirigente, ma se dovesse risultare un giudizio unanimemente negativo è chiaro che un po’ di autocritica bisognerebbe cominciare a farla.
L’oggettività della valutazione sarebbe in relazione dalla pluralità dei soggetti chiamati a valutare, ma anche dagli strumenti utilizzati per valutare (es, allegato 1)

Come e sulla base di cosa potrebbero essere valutati gli insegnanti: la Rubrica di valutazione
Non solo non penso che noi insegnanti dobbiamo aver paura di essere valutati ma lancio una proposta: perché non farlo attraverso la valutazione autentica? Perché non definire dei criteri di qualità del nostro operato e utilizzarli per costruirvi attorno il sistema di valutazione?
Quali potrebbero essere dei criteri condivisibili che possono aiutarci a identificare la qualità del lavoro di un insegnante?
Quando possiamo dire ad esempio che un insegnante è bravo?
–       Quando sa un sacco di cose?
–       Quando promuove tutti?
–       Quando è severo e si fa rispettare?
–       Quando in classe non vola una mosca?
–       Quando in classe gli studenti apprendono?
–       Quando…
Nella scuola italiana è difficile mettersi d’accordo sulla valutazione degli insegnanti perché è difficile trovare un accordo su cosa voglia dire essere un bravo insegnante. Abbiamo davanti ai nostri occhi ancora il modello della nostra maestra che, quando spiegava, nessuno apriva bocca. L’insegnante modello è quello che domina le classi? Secondo studi autorevoli non è così. Le classi sono molto più complesse ed eterogenee di un tempo; la necessità non è più quella di apprendere contenuti, ma metodi, procedure, modi di pensare, disposizioni della mente. Un insegnante che lavorasse come il suo omologo di vent’anni fa non sarebbe un insegnante efficace. Cosa rende allora un insegnante efficace oggi?
Un insegnante è efficace se è capace di:

  1. confrontarsi in modo costruttivo con colleghi, personale ATA, dirigenti, genitori, realtà locali… (Comunicare)
  2. costruire interventi formativi motivanti (Progettare)
  3. andare incontro alle differenze e ai bisogni individuali (Motivare)
  4. controllare il progresso (Valutare cioè se stesso e gli studenti in modo formativo).

Un insegnante dovrebbe essere in grado e quindi essere valutato per la sua capacità di:

Progettare
analizzare il contesto in cui si trova ad operare e progettare scenari di apprendimento adeguati all’eterogeneità del contesto stesso.

Motivare
rendere significative le lezioni ponendosi domande del tipo:
“perché questo argomento è significativo all’interno della disciplina che insegno ?”
“perché questo argomento dovrebbe interessare ai miei studenti?”
“Che cosa di questo argomento gli studenti dovrebbero apprendere per la vita?”

Essere empatico
dimostrare comprensione ed empatia per idee ed emozioni degli altri (studenti, genitori, colleghi…).

Spiegare
essere comprensibile agganciando argomenti nuovi alle conoscenze previe dei propri studenti
utilizzare la parafrasi esplicativa , riformulare ed esemplificare
utilizzare la “spiegazione interrotta” e la “spiegazione attiva”.

Recuperare
creare situazioni di feedback continuo per potersi accorgere subito se uno studente non sta perseguendo l’obiettivo di apprendimento
usare i feedback positivi per incoraggiare, rinforzare e promuovere l’autostima
promuovere interventi di rinforzo al percorso di apprendimento
utilizzare strategie alternative e compensative.

Organizzare
dare vita, nel corso delle proprie lezioni, a vere e proprie occasioni di apprendimento, organizzando i materiali e le risorse umane (cioè gli studenti).
creare situazioni di apprendimento varie e diversificate, complesse e sfidanti

Valutare
creare in continuazione occasioni di valutazione formativa (anche attraverso l’utilizzo di rubriche di valutazione)
utilizzare l’autovalutazione degli studenti
valutare gli scenari di apprendimento che predispone (valutazione in itinere e finale, co-valutazione con i colleghi, ricerca-azione).

Orientare
aiutare gli studenti a ragionare con la propria testa partendo dagli argomenti di studio per arrivare alle scelte di vita (es. scelta scuola superiore o facoltà universitaria)
promuovere il pensiero critico
promuovere la metacognizione.

Collaborare
le relazioni con studenti, genitori, dirigenti, colleghi, personale Ata, realtà locale devono essere curate perché in un clima di collaborazione reciproca l’apprendimento è migliore.
Il riflettere su quanto accade in classe e con i colleghi è molto importante per modificare e aggiornare i propri percorsi formativi.

Persistere
mantenere nel tempo la fiducia nelle capacità degli allievi e nella possibilità di modificare le situazioni date.

Formarsi ed aggiornarsi
porsi in un’ottica di formazione permanente.

 

Noi insegnanti saremmo disponibili a farci valutare sulla base di questi criteri? Quali dovrebbero essere aggiunti? Quali eventualmente tolti?
La discussione è aperta a consigli, integrazioni, modifiche.

Esempio (provvisorio e incompleto) di scheda di valutazione degli insegnanti da parte degli alunni

valutazione-insegnanti

17 marzo 2014
a cura di Paolo Scorzoni

 

 

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Paolo Scorzoni

ROVIGO. Laureato in Filosofia, è insegnante di scuola secondaria di primo grado. Ha collaborato con il Laboratorio di didattica della SSIS di Ca' Foscari e collabora con la facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Padova; è formatore in numerosi corsi di aggiornamento per insegnanti sul Cooperative Learning. Ha fatto parte di un importante gruppo di studio italiano sul Cooperative Learning, collegato all’Istituto Superiore di Ricerca Educativa, coordinato dal prof. Mario Comoglio dell'Università Salesiana di Roma. Nel 1998 ha conseguito il diploma di applicatore P.A.S. (metodo Feuerstein). Ha tenuto per cinque anni un seminario di Tecniche di comunicazione scritta presso la sede di Rovigo del diploma in Ingegneria informatica dell'Università di Padova. Dal 2005 è insegnante a tempo indeterminato presso la scuola media Enrico Fermi di Lusia in provincia di Rovigo.

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