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Pubblicato il 07/11/2013 Da in Cultura

Un piccolo ricordo

Qualche anno fa mi è stata assegnata una cattedra di latino e greco nella classe quarta ginnasio di un noto liceo classico di Modena. Per me, che fino ad allora avevo insegnato solo a triennio, è stata una grande sfida: erano davvero piccoli e avrei dovuto modificare il mio metodo di insegnamento e il mio approccio alla classe e, soprattutto, avrei dovuto gettare le basi per lo studio di queste materie che spesso diventano l’incubo degli studenti del liceo classico.

Il primo giorno di scuola mi sono presentata con due piccoli volumi: le poesie di Catullo e l’Odissea. Dopo l’appello, senza anticipare nulla, ho iniziato a leggere in metrica il testo greco del proemio dell’Odissea. Poi, senza commentare né tradurre, sono passata alla lettura metrica del carme 5 di Catullo (Vivamus, mea Lesbia, atque amemus) cercando di scandire le parole in modo da permettere ai ragazzi di intuirne il significato che, in complesso, è stato compreso.

Ho quindi detto loro: “Questi sono esempi di quello che voi, al termine di questi studi, sarete in grado di leggere e tradurre in modo autonomo. Questi primi anni di lezioni di grammatica sono quelli che vi permetteranno di costruire la vostra cassetta degli attrezzi per gli anni successivi”. Io non so se è stato per queste parole o perché era una classe particolarmente dotata, ma è stato un anno meraviglioso e fruttuoso: cinque ragazzi hanno partecipato ai certamina provinciali di latino e greco e tutti e cinque hanno avuto un piazzamento nei primi tre posti nelle due gare.

L’ultimo giorno di scuola mi sono presentata con una cassetta piena di minuscole piantine grasse ciascuna accompagnata da un bigliettino scritto a mano che diceva: “Il latino e il greco sono come queste piantine: all’apparenza sono un po’ spinosi ma, se coltivati con cura, producono fiori meravigliosi”. Sono andati a casa con le loro piantine, dopo esserci scambiati baci e abbracci e dediche affettuose.

Nel corso di questi anni ho ricevuto da parte di molti di loro messaggi e mail con richieste di aiuto e conforto, con ricordi di quando lessi quelle pagine di poesie in lingue per loro ancora sconosciute e con saluti generici accompagnati da “quanto ci manca prof…!

Ma quello che forse più mi ha colpito sono state due mail, entrambe accompagnate da un allegato, inviatemi da una ragazza e un ragazzo di quella classe, entrambi molto chiusi e timidi, alla fine del loro quarto anno di studi. Il testo della mail della ragazza era questo:

Cara Prof, Le allego questa foto… è proprio vero che il latino e il greco hanno le spine, ma grazie al suo prezioso aiuto queste materie sono diventate meno pungenti. Un sincero ringraziamento.
Carlotta

Il ragazzo diceva che era tanto che avrebbe voluto farmi vedere una cosa ma non aveva mai avuto il coraggio di scrivermi, ora però si era deciso a farlo, certo che mi avrebbe fatto piacere. E aveva aggiunto “Prof, aveva ragione!

In allegato c’erano le foto delle loro piantine ormai cresciute e fiorite.

piante-grasse-fiorite

 

7 novembre 2013
a cura di Paola Franchi

 

 

DAL_MONDO_DEI_PROF
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Paola Franchi

MODENA. Insegnante (precaria) di latino, greco, italiano, storia nei licei classici. Appassionata della cultura greca e latina perché origine della cultura europea. Temi che mi interessano: il rispetto, perché ritengo che la sua mancanza sia alla base di ogni problema. Non posso non amare l’idea della promozione della lettura visto che è parte del mio mestiere e vorrei che si potesse recuperare il nostro passato per costruire il nostro futuro.

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