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Pubblicato il 11/12/2013 Da in Cultura

Teatro. La passione non basta

È nato tutto per caso ma è stato talmente coinvolgente che non ho potuto più farne a meno, nonostante complicasse il mio presente: la mia passione infinita per il teatro si scontrava con la mia attività imprenditoriale. Attrice non professionista, ho collaborato con molte compagnie teatrali e con l’Assessorato alla cultura del Comune di Padova permettendomi di relazionarmi con mille volti, mille situazioni diverse, mille Chiara diverse. Una sera, dopo un mio spettacolo teatrale, una professoressa presente fra il pubblico si avvicina e mi lancia una sfida: recuperare alcuni alunni con disagi relazionali attraverso il teatro. Dapprima la guardai stupita in quanto i miei studi di Economia nulla avevano a che fare con la pedagogia ma accettai la sfida. Fu così che iniziai entusiasta a studiare e a documentarmi elaborando poi un mio progetto educativo di “teatro terapia” che mi portò a collaborare con diverse scuole della provincia di Venezia.

Fu una delle mie più significative esperienze di vita.

Ho scoperto quanto il Fare teatro con i ragazzi con disagi emotivi relazionali abbia una forte valenza formativa, terapeutica, evolutiva. E’ un percorso che porta alla scoperta e alla gestione di nuove dinamiche espressive a loro sconosciute, dinamiche che favoriscono l’esplicazione delle loro potenzialità latenti, la collaborazione, l’interazione fra i pari e l’importanza della comunicazione.

Nel tempo ho imparato che per insegnarlo occorre essere ricettivi, dare spazio, saper ascoltare, ma nello stesso tempo avere le idee chiare, sapere dove si vuole arrivare, tracciare sempre dei precisi confini dentro i quali muoversi. Purtroppo ciò non è sufficiente. L’esperienza avuta con i ragazzi, ha portato a credere fortemente che la passione e l’entusiasmo con cui si interagisce con loro non basta! Non è sufficiente il “porsi” ma necessita una declinazione metodologica e queste mie riflessioni si estendono non solo in ambito di educazione teatrale ma anche ad altri ambiti come una banale lezione in classe.

Oggi l’atto comunicativo rischia di vanificarsi per un’abitudine del ragazzo a non metter di mezzo l’io, se stesso. Ogni comunicazione, anche la più autentica, oggi rischia di finire dispersa nel nulla perché non c’è un io che la raccoglie o, nel migliore dei casi, finisce nell’astrazione o finzione perché il ragazzo è spaccato dentro tra esperienza e ragione. Nell’approccio al reale i ragazzi non sono interessati al saper parlare, al ragionare: essi si presentano col corpo, con il fisico, con il vestirsi, con l’apparire, visto come chiave per essere accettati e trovare un proprio posto fra i pari. Così facendo risultano impoveriti rispetto alla fiducia nelle potenzialità e nella forza della ragione. Risultano impoveriti anche come autocoscienza e stima di sé. Occorre pertanto “tirare dentro” alla proposta i ragazzi , se si vuole che la lezione “teatrale” (e non solo) si trasformi in un vissuto, facendo sì che ogni lezione diventi una esperienza. Durante il mio lavoro nelle classi ho sempre cercato di valorizzare il ragazzo davanti ai compagni. Attraverso lo scambio di sguardi, la mia totale attenzione focalizzata sul loro agire e l’atto comunicativo mai scontato, i ragazzi si sono accorti quanto ci tenessi al mio lavoro, alla mia lezione e pertanto a loro! La classe si trasformava così nel primo palcoscenico dove scoprire se stessi e le proprie potenzialità.

Fare teatro è solo una scusa, un mezzo, uno strumento. È un dono, uno scambio, un arricchimento reciproco. Non c’è chiave migliore per aprire la porta dell’animo di un ragazzo che farlo sentire che lui esiste nel mondo e che ha un potenziale enorme che non aspetta altro che essere espresso. Ed il Teatro ha questo potere!

11 dicembre 2013
a cura di
Chiara Boscaro
CEO presso Kite srl

 

 

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Chiara Boscaro

PADOVA. CEO presso Kite srl, azienda di Progettazione Impianti Tecnologici. Sono responsabile del settore Amministrativo Finanziario della Kite Srl, azienda che si occupa di progettazione di impianti tecnologici. Sono titolare di un’azienda che si occupa di consulenza nel settore della Green Energy offrendo analisi di fattibilità, project management, finance management e redazione di due diligence. Svolgo inoltre corsi di formazione rivolti a industrie e aziende nel campo del risparmio energetico con lo studio di fattibilità degli investimenti, diagnosi e certificazione energetica degli edifici. La mia passione è il Teatro. Ho recitato per parecchi anni in una compagnia teatrale che ha favorito la mia collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova e con il Teatro la Fenice di Venezia. Sono stati momenti significativi che mi hanno permesso di entrare in contatto con un mondo magico ed a spingermi a trasformare la passione per il Teatro in una attività professionale parallela a quella esistente. Ho iniziato così a collaborare con le scuole della provincia di Venezia elaborando e conducendo progetti educativi teatrali finalizzati al recupero di ragazzi con disagi emotivi relazionali. Mi sono occupata di sviluppare adattamenti teatrali delle maggiori opere di Shakespeare per lo studio e la rappresentazione nelle scuole primarie e secondarie. Collaboro con enti come referente e coordinatrice di attività teatrali e non, finalizzati al coinvolgimento degli adolescenti. L’amore sconfinato per i miei figli mi ha spinto ad approfondire il tema dell’alimentazione ovvero cosa ci troviamo ogni giorno sul piatto ed il relativo processo produttivo. E’ così che ho deciso di abbracciare un regime vegetariano possibilmente vegano. E’ stata una scelta legata alla scoperta di come vengono alimentati e trattati gli animali e l’impatto ambientale degli allevamenti intensivi termini di risorse (terreni, energia, acqua) e di inquinanti emessi (gas serra, sostanze chimiche, liquami ad alto potere inquinante). Sarà una scelta obbligata perché ritengo che il futuro non consentirà consumi di carne (pesce compreso), latte, uova pari a quelli attuali, perché non ci saranno abbastanza risorse sulla Terra per permetterlo.

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