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Pubblicato il 30/12/2013 Da in Cultura

#Teamscuolafamiglia: la nostra esperienza

Siamo stati genitori delle scuole Faes con i nostri tre figli dal 1997 al 2010 e da pressoché allora collaboriamo con le scuole perché ci hanno aiutato molto. Vorremmo raccontare solo un episodio che ci sembra chiarisca la forza della collaborazione.

Una delle nostre figlie al tempo delle medie ha sofferto di balbuzie, un fenomeno adolescenziale all’epoca molto pesante che le impediva quasi di parlare. Ci fa piacere sottolineare innanzitutto che, cosa non da poco, nessuno l’ha mai presa in giro o fatta sentire diversa, anzi tutti l’hanno fortemente sostenuta.

In accordo con le sue professoresse abbiamo pensato ad una strategia che la aiutasse. La scuola si è organizzata per venirle incontro nella vita scolastica: pochissime interrogazioni orali, molti scritti, fiducia nella famiglia: se dicevamo che aveva studiato e bene si fidavano di noi, limitandosi a verificare ogni tanto con uno scritto.

 

Le scuole Faes nascono nel 1974 per l’azione di un gruppo di genitori e ancora mantengono questa forte relazione tra scuole e famiglia che ne costituisce l’asse portante.
La mission è quella di sostenere la famiglia nel suo compito di educare i figli e aiutarli a formarsi una personalità forte e libera.
La scuola accoglie davvero i genitori in tutti i sensi, non solo perché essi sono molto presenti nella vita dei centri scolastici con ruoli anche importanti – fatto salvo per l’attività didattica che è ovviamente svolta in totale autonomia dal corpo docente senza nessun tipo di ingerenza da parte dei genitori – ma anche perché i genitori stessi si aiutano tra di loro in molti modi con grande generosità.
Dal punto di vista “istituzionale” lo snodo è svolto dalla figura del tutor, una sorta di coach sia dell’alunno sia della famiglia, che segue il primo non solo dal punto di vista dello studio ma anche di ciò che accade nella vita scolastica e, se il tutorato lo desidera, anche per ciò che riguarda la sua vita extra scolastica, con profondo rispetto della sfera personale. Ovviamente si tratta di insegnanti che hanno ricevuto una formazione specifica. Il tutor dialoga con la famiglia, in un colloquio franco e produttivo, per aiutarla a comprendere le dinamiche comportamentali del figlio a scuola e aiutarla a prendere le giuste decisioni educative.
Le scuole che si ispirano a questo modello sono presenti nel nostro Paese a Milano, Verona, Bologna e Roma.

 

30 dicembre 2013
a cura di Franca e Paolo Pugni

 

 

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Franca e Paolo Pugni

MILANO. Paolo Pugni, classe 1960, sposato dal 1985 con Franca, tre figli di 27, 25 e 21 anni, consulente di direzione, appassionato di educazione e famiglia, si diverte con una presenza assidua, qualcuno direbbe furiosa, sul web. Nato entro la cerchia dei Navigli da madre oriunda marchigiana e padre purosangue milanese, dopo aver studiato alla Bovisa, al Sempione e a Città Studi, dopo un breve soggiorno al Dorino (Molino) e un intermezzo presso il Cimitero Monumentale (non dentro, in zona però) durante il quale s’è sposato con Franca e ha generato tre figli tra il 1986 e il 1993, s’è trasferito al Gallaratese dove vive da 22 anni. Si divide tra il Bonola e Lambrate, con puntate internazionali che mescolano California, Singapore all'Ostiense e Melegnano. Quando non cazzeggia su Facebook o in rete in generale, adora lavorare con fattura (regolare) quando riesce (lavorare, non emettere regolare documento fiscale). Tra le passioni anche la scrittura e l'ironia, che peraltro frequentando da dilettante spesso non viene compresa. Si bulla di essere sempre vissuto sotto l’ombra di parrocchie Mariane e solo Mariane. La moglie Franca pare confermare tutto.