#eduCare

Pubblicato il 21/03/2015 Da in Cultura

Perché pensare alla rete come risorsa?

Sabato, 28 febbraio, la Ludoteca Bimbiland di Mestre è stata teatro del primo workshop di #eduCare4.0 “Dal virtuale al reale per vedere l’effetto che fa”.
Elisa Benzi, Web Education Consultant con una lunga esperienza in Microsoft, Alessandro Curti, consulente pedagogico e scrittore ed io in qualità di pedagogista abbiamo proposto un percorso rivolto a educatori, docenti e genitori interessati al web come risorsa.

Perché pensare alla rete in termini di risorsa? Sono tre le risposte possibili:

  1. Per noi, la rete  è un’opportunità educativa, strumento di conoscenza collettiva dove solo un uso consapevole ci permette di comprendere potenzialità e rischi.
  2. Perché siamo nel bel mezzo di un salto epocale: gli adulti sono migrati al web, i ragazzi sono nati con il web. I primi si trovano senza punti di riferimento per poter trasmettere le giuste strategie d’uso della rete, i secondi accedono al virtuale con estrema disinvoltura (anche quando non ne hanno il permesso) ma, l’utilizzo privo di regole li espone ai rischi e alla condivisione di un’immagine di sé differente da quella reale. In questo salto però, noi adulti siamo dei traghettatori di strategie e valori (quelli che ci hanno educati) in un attraversamento verso l’ignoto, dove la tecnologia cresce a ritmi veloci al contrario di quelli umani, molto più lenti. Chiunque abbia a che fare con l’educazione, sia essa naturale o professionale, non può far finta di nulla e procedere come se non fosse in volo insieme a tutti gli altri.
  3. Perché bisogna partire da un confronto tra noi e loro per capire se c’è una concreta differenza nell’uso della rete. Sapere di cosa si tratta e di cosa  stiamo parlando  è importante. Vietare pensando di evitare gli effetti sul quotidiano, ci pone in una posizione critica e assai rischiosa: che ci piaccia o meno il virtuale fa parte dell’esistenza dei giovani che sulla rete accedono per tenersi in contatto e comunicare. Dobbiamo educarci per poter educare. La rete pone tutti sul medesimo piano e diventa occasione di formazione e autoformazione in itinere e in concomitanza con i ragazzi.

Questi i presupposti teorici e formativi che stanno alla base del workshop che inizia con una doppia intervista tra una madre e il figlio quindicenne,  per aprire la riflessione sulle “differenze” tra l’adolescenza di un tempo e quella odierna: sono così grandi le distanze su cosa piace o piaceva o si tratta solo di modalità e mezzi? Musica, amici, incontri sono centrali nell’adolescenza di oggi come in quella di ieri.
Da qui siamo passati a YouTube e a cosa significa apparire in un video in quest’epoca. Andy Warhol negli anni’70  pronosticò i famigerati 15 minuti di celebrità che tutti, prima o poi, avrebbero avuto in futuro. Oggi, che coincide proprio con quel suo futuro, in effetti siamo riusciti ad ottenerli moltiplicandoli però in base al numero delle visualizzazioni e di iscritti al proprio canale. Chissà che direbbe Andy? Non lo sapremo mai, ma abbiamo posto la medesima domanda ai presenti che poco o nulla sapevano su Youtube.
Per Whatsapp abbiamo utilizzato l’ironia del video di Francesco Sole, i presenti si sono riconosciuti in quello stato “online” continuo che porta a scambi che spesso diventano discussioni fino a raggiungere il litigio e l’alterco. Un’enorme pagina bianca è stata usata come esperimento per saggiare le dita, che questa volta impugnavano un pennarello, su di una simulazione con tanto di emoticon, rispetto a un messaggio “piombato” lì, come accade spesso nei gruppi whatsapp. E malgrado fosse una simulazione, le parole usate erano reali e le persone davvero sentivano che si sarebbe potuto correre il rischio di dire qualcosa di troppo… Cosa che nei social accade molto spesso, dando poi onde di riflusso nella realtà.
Dalle chat alle immagini sul web e alla costruzione della propria reputazione online, il passo è stato breve: abbiamo approfondito l’uso di Instagram e spiegato il meccanismo di Ask. Su quest’ultimo, apparso tra le cause di suicidio negli adolescenti, il mondo adulto si scopre totalmente ignaro. Del suo funzionamento poco o nulla i presenti hanno saputo dire, se non che fosse una sorta di gioco. Un gioco che però, ahimè, ha dimostrato anche di saper essere letale. Ed è su questa consapevolezza che il secondo laboratorio è partito, nel riuscire a simulare davanti a un gruppo l’emozione che si prova a dover rispondere a delle domande anonime anche molto intime, accompagnando i partecipanti a vivere l’esperienza dal punto di vista di un adolescente, in uno scambio di ruoli virtuali.
Gli ultimi Social protagonisti sono stati Facebook e Twitter: il primo spiegato attraverso un laboratorio, dove il proprio corpo è stato mezzo e strumento di comprensione per capire il livello di visibilità al quale siamo esposti online; il secondo con l’esercizio pratico della sua particolare modalità comunicativa, ovvero provando a dialogare con il suo linguaggio veloce, breve e immediato.

#eduCare4.0 non poteva non essere social: molti momenti del workshop sono stati condivisi su Twitter e Facebook attraverso l’hashtag #eduCare4punto0 e un live tweeting gestito da Monica D’Alessandro Pozzi.

#eduCare4.0 è un progetto che propone percorsi a più livelli, dedicati da una parte a educatori, docenti e genitori e dall’altra ai ragazzi, per poi farli convergere e sperimentare assieme sullo stesso piano, coì come accade in rete. Percorsi mai uguali a se stessi poiché gli argomenti e i laboratori si adatteranno non solo al cambiamento del web, per sua natura dinamico, ma anche al target al quale dedicheremo l’incontro.
#eduCare4.0 attualmente ha un proprio canale YouTube per la divulgazione di filmati sull’educazione digitale e le novità inerenti al progetto, l’hashtag #eduCare4punto0 su Twitter e un profilo Google Plus per condividere notizie riguardanti il mondo dei Social e all’educazione in rete.
Qui troverete il video dedicato al workshop #eduCare4.0 di sabato 28 febbraio 2015, presso la Ludoteca Bimbiland Mestre (Ve).

Per informazioni contattateci all’indirizzo mail:  educarequattro.zero@gmail.com

21  marzo 2015
a cura di Sylvia Baldessari

Sylvia Baldessari

Laurea Magistrale in Scienze dell’Educazione all’Università di Padova nel marzo 2008 con tesi “In gioco con i bambini nello spazio pedagogico della ludoteca”. Ha lavorato come educatrice in nidi comunali, centri estivi, ludoteche e per privati nel Comune di Venezia. Ha collaborato con due blog magazine dedicati alla maternità creando contenuti educativi, pedagogici e inerenti al mondo della letteratura e dell’editoria in generale. Cura un blog sull’educazione “Il Piccolo Doge”, l’omonima pagina Facebook e amministra assieme ad altri colleghi il gruppo Facebook “Educatori, Consulenti pedagogici e Pedagogisti”. Si diletta a scrivere fiabe e racconti che raccoglie nel suo blog, si interessa in particolare modo ai disturbi dell’apprendimento (DSA e ADHD), all’educazione digitale e ai Social Network. Co-fondatrice di Snodi Pedagogici, un team di professionisti che ha l’obiettivo di diffondere la cultura pedagogica attraverso il Web.

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