vocabolario

Pubblicato il 29/11/2013 Da in Cultura

Non possiamo liberarci del greco e del latino?

Sannazzaro de’ Burgondi: un piccolo paese in provincia di Pavia, più precisamente in quella parte della provincia chiamata Lomellina (dal paese di Lomello, Laumellum, centro noto già in età romana per la sua posizione strategica nella regione). Lomellina, terra di riso e, una volta, di mondine.

Da lì passava uno scassato torpedone che portava studenti ed operai (pochi questi ultimi, la maggior parte lavorava la terra vicino al paese) a Pavia. Un po’ di chiacchiere nel freddo del mattino prima di disperdersi alla fermata di Pavia: chi andava al Liceo Classico, chi a quello Scientifico, chi agli Istituti per ragionieri, geometri, periti ecc. Un certo Franco Montanari frequentava il Classico, io lo Scientifico.

Ora un salto di (ahimè) oltre 40 anni ed eccomi ad introdurre (tentare di farlo) un testo di Franco Montanari, professore ordinario di Letteratura greca all’Università di Genova dal 1986 (a 36 anni), autore del più diffuso vocabolario della lingua greca in Italia (è uscita da qualche mese la terza edizione italiana, la versione in Greco Moderno del vocabolario è uscita qualche settimana fa, si aspetta quella inglese a fine 2014 e quella tedesca a fine 2015), e di un numero considerevole di altri testi, membro di Accademie e Comitati internazionali, Laurea honoris causa presso l’Università di Thessaloniki ecc. ecc.

Ma mi cavo subito d’impaccio: chi meglio di Montanari può introdurre il suo stesso post “Crisi di un Liceo o di un sistema?”. Gli lascio la parola, ritagliando parte di una sua introduzione appassionata ad un libro:

Possibile che non possiamo liberarci del greco e del latino?
“No, non possiamo, per la buona ragione che la storia non si può sopprimere dal nostro presente e dal nostro futuro. Chi ne ha la possibilità, si guardi attorno con occhio colto e consapevole: scoprirà quanto organicamente intriso del fondamento greco-latino è ogni passo del suo vivere quotidiano, nelle parole, nelle cose, nei concetti, nei comportamenti, nel pensiero e nell’azione. Lo incontriamo dovunque: nella democrazia e nella tirannide, nella talassoterapia e nella fitoterapia, nella bibliografia e nella geotermica, nell’ellisse e nella parallasse, nella sindrome e nella diastole, nei fotoni e nei leptoni (che non mi risultano troppo estranei, con quei loro nomi così greci, anche se non sono un fisico delle particelle); e perché mai l’agorafobia si chiamerà così? Perché la podologia riguarda i piedi, mentre la pedologia riguarda i bambini? La variante è minima, ma sarà meglio fare attenzione a quella vocale diversa, che riposa sul Greco. Accendiamo la luce elettrica, usiamo uno strumento elettronico: parole greche con il primo elemento in comune, da cui si capisce che elettricità ed elettronica hanno appunto una base comune; scoprite quale e poi cercate di indagare la differenza. Quando il medico vi parla di sintomo, di sindrome o di semeiotica, forse non sarebbe male comprendere cosa dice: in fondo, ci vuole solo un po’ di conoscenza del Greco, come per sapere cosa succede al meteoropatico. Se esiste sulla faccia della terra una persona che conosce le lingue antiche e non ha mai visto un telefono o un telefonino, non avrà problemi a capire a cosa serve la prima volta che anche solo ne sentirà il nome: e riuscirà persino a spiegarlo a qualcun altro, il che non guasta.

Non possiamo proprio liberarcene. Ma la domanda essenziale è se dobbiamo cercare di liberarcene, come di un peso inutile, una fatica non necessaria, un cattivo investimento di tempo e di energie. E su questa strada finiremo col porci una domanda di sconcertante e desolante banalità: è meglio capire o non capire, sapere o ignorare, rendersi conto o andare alla cieca?

Si moltiplicano studi e lamentazioni sull’incapacità di esprimersi correttamente e di comunicare il proprio pensiero. Il problema non riguarda soltanto i giovani, anche se è certamente più grave per chi ancora deve intraprendere la propria strada nella vita e disegnare il proprio futuro. Ogni tanto si leva qualche allarme sul tema: le persone, con in testa gli adolescenti, possiedono un lessico sempre più limitato, non riescono a costruire frasi con un minimo di sintassi, non riescono a organizzare l’espressione del loro pensiero, la struttura del linguaggio e dell’argomentazione sono loro estranee. La magnifica prospettiva rischia di essere che la maggior parte dell’umanità si esprima per monosillabi, esclamazioni, espressioni senza senso ripetute in continuazione, frasi brevi ed elementari. Il prossimo passo sarà affidarsi al grugnito e alla gesticolazione? (…)

La società economicamente sviluppata ha bisogno di saper comunicare al meglio. Da una parte, un prodotto meraviglioso (di qualunque tipo, compresi i servizi) rimane pressoché inutile se non arriva efficacemente il messaggio sul suo valore, sul modo di utilizzarlo e sulle sue possibilità; dall’altra, non comprendere al meglio il messaggio relativo a un qualsiasi prodotto induce a sbagliare le scelte rispetto ai bisogni o addirittura a essere ingannati. Il principio ha una portata generale e un impatto enorme: comunicazione fallita, per difetto di chi emette o di chi riceve il messaggio o di entrambi, significa danni facilmente immaginabili. Il mercato globale bisogna saperlo fare e saperlo utilizzare in modo vantaggioso, dal mercato globale bisogna essere in grado di difendersi quanto basta: bisogna far capire, riuscire a capire e scegliere di conseguenza. Possedere gli strumenti del linguaggio e dell’argomentazione è vitale per chiunque: stiamo facendo passi indietro su questo? C’è un bisogno enorme di formazione culturale di base per la persona, sia in campo scientifico che in campo umanistico. O vi pare normale credere che un mucchietto di sale messo in un angolo salvi dalle malattie e poi diffidare della ricerca sulle cellule?

Sul Corriere della Sera del 19 aprile 2004, l’autorevole economista Francesco Giavazzi pubblicava un editoriale dal titolo Come competere con la Cina. Negli anni successivi, la competizione globalizzata, e la Cina in particolare, sono diventate un argomento sempre più ossessionante per economisti, imprenditori, politici e sociologi. L’articolo di Giavazzi conteneva il seguente riferimento, che mi ha spinto a conservarlo: «Wim Bishoff, l’ex capo di Shroders, una banca inglese, racconta che per assumere i giovani segue una regola precisa: prima scorre l’elenco dei laureati in lettere classiche, poi in matematica; se proprio non li trova, assume un giovane uscito dalla London School of Economics. Sorprendente? No, vi risponde: una volta assunti, li invito a colazione ed espongo loro i problemi della banca. I classici e i matematici per lo più dimostrano che non hanno idea di che cosa si stia parlando: ma ogni tanto il loro modo di vedere le cose è talmente inusuale che improvvisamente capisco come risolvere un problema fino a quel momento senza vie d’uscita. Quanto ai laureati della London School, mi ripetono ciò che ho letto su Business Week: non imparo nulla». E noi, quando torneremo a capirlo per davvero? (…)

L’eredità classica è il contrario di un blocco omogeneo e sempre uguale a se stesso, perché i “classici” (quelli antichi e quelli moderni) sono pieni di alternative e contraddizioni, di possibilità differenti che nel corso della storia danno esiti e risultati persino opposti, pongono domande, spingono a pensare e ripensare, sfidano a trovare una soluzione, una strada, una meta. (…)

Se è un dato di fatto che non possiamo liberarci del Greco e del Latino, allora cercare di liberarsene è quanto meno inutile. Sfortunatamente è anche assai dannoso: molto meglio fare ogni sforzo per possedere e avere con sé questa ricchezza da spendere. La risposta alla banale domanda di cui sopra è la più grande ovvietà: è meglio capire che non capire, è meglio sapere che ignorare, è meglio rendersi conto che andare alla cieca.”

Franco Montanari

Leggi qui il testo “Crisi di un Liceo o di un sistema?” a cura di Franco Montanari, professore ordinario di Letteratura greca presso l’Università di Genova e membro del Comitato Istituzionale dei Garanti per la promozione della cultura classica, pubblicato nella rivista “La Ricerca”, ottobre 2013

29 novembre 2013
a cura di Mario Signorelli

 

Tags :

Mario Signorelli

LOMBARDIA. Informatico, con moglie e figlia, hobbies lettura e bridge - Electronic engineer, with his wife and daughter, hobbies books reading and bridge