Pink-Floyd

Pubblicato il 09/02/2014 Da in Cultura

La musica fa star bene le persone

Mi chiamo Vito ho ventidue anni e studio a Pisa. Team For Italy mi ha chiesto di scrivere un articolo a proposito di musica e della mia esperienza attraverso di essa. Posso solo dirvi che la musica fa davvero star bene le persone.

Ho cominciato ascoltando i Doors, passando da tutta o buona parte della musica anni ’60-’70 (Credence Clearwater Revival, Beatles, Hendrix, Velvet Underground…), fermandomi molto sui Pink Floyd e Bob Dylan per poi arrivare ai Daft Punk, Muse, Gorillaz, ecc…
Gruppi affermati che attraverso le loro tecniche hanno contribuito a creare nuovi generi che compongono il panorama musicale contemporaneo.
Si pensi al rap. Molto ricercato ultimamente anche in Italia, nasce dalla voglia di raccontare ciò che vede e realmente prova l’artista, il rapper, attorno a sé, riportandolo in rime. Sapevate che Bob Dylan ne è un precursore? Incise il suo primo disco nel ’62 dopo altri singoli sparsi, riportando in rima ciò che lo circondava, dalle cause sociali alla vita dei sobborghi americani. Per il tempo fu una cosa inconsueta, visto che gli unici temi trattati erano di tipo amoroso.

Un’altra rivoluzione musicale la apportò l’uso di materiali e di strumenti innovativi, uno su tutti il sintetizzatore (synth), cioè un apparato in grado di generare autonomamente segnali audio, sotto il controllo di un musicista o di un sequencer. Si tratta infatti di uno strumento che può generare imitazioni di strumenti musicali reali o creare suoni ed effetti non esistenti in natura. Tra i primi compositori di musica elettronica ci fu Milton Babbitt che imitò i suoni dell’orchestra usando strumenti elettronici. Particolare importanza ebbe la città tedesca di Darmstadt sede di riunioni di musicisti dal 1956 al 1961 in cui si tennero dei corsi di fondamentale importanza per il futuro. Un passo avanti si è verificato negli anni sessanta, con l’introduzione di versioni ridotte di sintetizzatori, destinati alla creazione di timbriche inusuali, in alcuni gruppi di musica progressive, tra cui i Pink Floyd, nati dal genio di Syd Barret. Il “Diamante pazzo” infatti pur avendo contribuito soltanto ai primi due album della band ne detta le linee guida (impazzisce alla metà del secondo disco per un uso eccessivo di sostanze stupefacenti) che saranno seguite in ogni album, crea il nome della band mescolando i nomi di due bluesman, Pink Anderson e Floyd Council. Pioniere della musica “sintetizzata” e di luci psichedeliche, Syd Barret lascia un vuoto incolmabile nella band: a lui sono dedicati “The Dark Side of the Moon”, “Wish Were Here” e “Shine On You Crazy Diamond”. Con questo vi dico tutto.

Partendo dal presupposto che la musica è rumore, ovvero un insieme di suoni che compongono la colonna sonora dei nostri giorni; ogni persona emette dei suoni, ogni animale, ogni oggetto lo fa. Ognuno di noi associa ogni rumore conosciuto ad un qualcosa, il nostro cervello svolge automaticamente questo compito dal momento in cui quest’ultimo lo ascolta e lo memorizza.
Sono convinto che se ascoltassimo un rumore mai ascoltato prima l’unica sensazione percepita sarebbe il timore, dato che non ne conosciamo la natura. Oppure sono convinto anche che il nostro cervello abbia la funzione di un “campionatore”, dove poter salvare ad esempio i suoni ed assemblarli alla rispettiva emozione. È umano.
È tra le cose più belle che la natura ci ha servito, come la fede, illimitata e mistica, con la differenza che ad un certo punto smetti di credere ed inizi ad ascoltare. Divina come la natura, anch’essa viene prima di ogni creazione, prima di ogni inizio. Ha in dono la capacità di camuffare la sua potenza in magie diverse per ogni individuo, regalando emozioni che non si riescono a spiegare perchè sono personali. Come la fede appunto. Un singolo suono ha la velocissima capacità di essere stabile un secondo prima ed essere sparso ed infinito un secondo dopo.
Quando ricordiamo un evento a noi caro possiamo associarlo ad una canzone o un suono e, chiudendo gli occhi o più facilmente tenendoli aperti, possiamo avere un ricordo concreto, lo integro, facendo così diventare meno importante un sogno. Capito cosa vorrei dire? La musica riesce a farti rivivere le emozioni di quel momento dandoti di quel giorno irripetibile la sua ben definita colonna sonora o musica di sottofondo, perché la nostra memoria ha un diffusore di suoni, che aiuta l’alimentazione del pensiero al ricordo.
Un fedele alla propria religione dimostra la sua fedeltà nei propri usi e costumi, il cristiano canta la parola del Signore, il musulmano il Corano, il buddista con lo Nam Myoho e un credente alla musica la produce o attraverso essa scava dentro sé. Ogni persona ne saprebbe e dovrebbe produrne, per mettere a fuoco il suono delle proprie emozioni, condividerle, non facendole morire dentro se senza aver la minima idea che ci siano o di come in realtà siano fatte. O magari non potendo perchè confusi da altri milioni di suoni o rumori esistenti.

10 febbraio 2014
a cura di Vito Domizio

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Vito Domizio

Nato a Melfi (PZ), il 08/07/91 e residente a Palazzo San Gervasio, un paese di 4.000 abitanti a metà tra Puglia e Basilicata. A 14 anni ho cominciato a lavorare nel settore ristorativo nei periodi estivi, prima dove risiedo, poi negli anni a seguire Rimini, Jesolo, Lugano, Lussemburgo e Londra. Attualmente frequento il terzo anno in Scienze del Turismo a Lucca, presso la Fondazione Campus, un Consorzio Universitario formato dagli atenei di Pisa, Lugano e Pavia. Sportivo, con esperienze passate nel nuoto e nel calcio dilettantistico con lo Sporting Palazzo, tifoso della Juventus. I miei interessi principali a parte turismo, cultura e destination management sono politica, attualità, economia, musica e tecnologia.

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