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Pubblicato il 27/01/2015 Da in Cultura

La Memoria che non possiamo perdere

27 gennaio, giornata della Memoria: oggi sono 70 anni da quando furono abbattuti i cancelli e scoperto l’orrore.

Un ricordo indelebile che, ogni anno, serve rinnovare, per non dimenticare quanto l’odio riuscì a essere devastante: siamo giunti nel momento in cui sono pochissimi i sopravvissuti, coloro che hanno visto e vissuto quella tragedia e non possiamo permetterci di perdere la Memoria di ciò che è stato.

Una violenza umana, così feroce da sembrare non umana, che tolse la vita e la dignità a milioni di persone ma che non riuscì a demolire la speranza, la voglia di tornare e di ricominciare.

Oggi, più che mai, non possiamo girarci dall’altra parte: dobbiamo comprendere e reagire, combattendo odio e fanatismo, difendendo la libertà e il futuro dei nostri figli.

Dobbiamo farlo per quei milioni di persone, ebrei, rom, omosessuali, socialisti e prigionieri che subirono umiliazioni e violenze brutali in nome di una differenza razziale che può albergare solo in menti distorte e malate.

Il timore che possa ripetersi qualcosa di terribile è sempre attuale perché la spinta distruttiva, dell’odio verso l’altro, è l’unica arma che spesso resta a chi non vuole cambiare e costruire un mondo migliore, più libero, fatto di eguaglianza e di speranza.

Per difendere la libertà e la democrazia serve più cultura, più informazione e, soprattutto, più memoria: memoria di ciò che è stato, per comprendere e trovare la forza per dire no alla violenza e alla prevaricazione, a ogni forma di violenza e di odio razziale o per i “diversi”.

Serve investire nella scuola e nella cultura, difendendo il patrimonio di documenti e di conoscenza che solo chi ha vissuto quel momento è stato in grado di raccontare e tramandare: le visite ai musei e ai luoghi dello sterminio devono continuare a essere elementi fondanti per costruire coscienze vive e consapevoli dell’orrore che fu ideato e organizzato da menti lucidamente assassine e perpetrato da troppe persone passivamente complici.

Ecco perché la Giornata della Memoria non può essere soltanto un rituale, una data da fissare sul calendario, ma deve rappresentare un’occasione di riflessione e di confronto, per reagire alla paura e alla sopraffazione, traendo forza dall’orrore che ancora suscitano i ricordi, le immagini e le parole di quella tragedia vissuta dal Mondo intero.

Andrea Ferraretto
27 gennaio 2015

bambini-berlinNella foto: monumento alla memoria, Grosse Hambuger Strasse, Berlino.
Grosse Hambuger Strasse era una delle strade principali del quartiere ebraico prima della nascita del partito nazista e lo scoppio della seconda guerra mondiale. C’erano diverse scuole, negozi, una casa di riposo e un cimitero ebraico. Dopo l’ascesa di Hitler, la zona passò sotto il controllo dei nazisti che la trasformarono in un punto di raccolta per gli ebrei.
- berlinvista.com/Grosse_Hamburger_Strasse

- Foto di Alter Juedischer Friedhof: particolare del monumento

Andrea Ferraretto

ROMA. Una laurea in Economia e commercio alla Sapienza che risale al secolo scorso. Consulente WWF Italia fino al 1996, dal 1996 al 2008 consulente del Ministero dell’Ambiente, attualmente per la Provincia di Roma. Nel frattempo docente a contratto all’Università di Camerino e di Siena. Sviluppo locale e politiche della sostenibilità ambientale sono i temi che coniugo nel lavoro che svolgo, proponendo azioni per la competitività territoriale. Convinto che scripta manent sia un motto da tradurre in realtà ho scritto numerosi articoli e contributi in libri e manuali, sempre con l’obiettivo di proporre un nuovo modo di governare le politiche ambientali. Questi anni sono serviti anche per proporre, dicendo cose scomode, un approccio critico per una visione green dell’economia che, soprattutto in Italia, è spesso solo superficiale e fatta a parole. Un blog, Quattro passi nei parchi, su La Stampa – Tuttogreen, con qualche incursione nei temi delle politiche ambientali. Collaboro con T-Mag, il Magazine di Tecnè, con commenti e articoli.

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