scuola interattiva 26 ott VIDEOLEZIONI

Pubblicato il 26/01/2014 Da in Cultura

Insegnamento e ambienti di apprendimento – 2 video lezioni

Insegnamento e ambienti di apprendimento

2. Come usare le video lezioni
Per ora gli utenti di ScuolaInterattiva sono soprattutto studenti, ma le potenzialità del progetto potrebbero essere sfruttate al meglio se le video-lezioni fossero filtrate attraverso l’opera di mediazione degli insegnanti.

2.1. Da parte degli studenti
Perché ScuolaInterattiva è utilizzata dagli studenti?
Generalmente chi utilizza le video-mappe lo fa con tre obiettivi fondamentali: per introdurre un argomento nuovo, per ripassare un argomento già studiato, per imparare a costruire un discorso che abbia un filo logico.
Usare ScuolaInterattiva per introdurre un argomento completamente nuovo può essere utile ad uno studente perché lo aiuta, in pochi minuti, a costruirsi una panoramica generale di quanto poi andrà ad approfondire nel dettaglio. Invece di procedere alla cieca è possibile procedere conoscendo già i concetti fondamentali, i pilastri della costruzione che, al termine dello studio, riuscirà a comprendere in modo completo e approfondito.
Dopo aver studiato e approfondito un tema può essere utile riprendere le video-lezioni per avere una traccia grazie alla quale strutturare la propria esposizione orale.
Le mappe non sono il tutto, parlano solo della superficie di un argomento, ma partendo da esse diventa possibile costruire un’esposizione coerente e completa grazie alla quale risulta più facile effettuare approfondimenti e confronti e trarre conclusioni originali. Lo studente alleggerito dal peso della costruzione del discorso, può liberare le proprie energie nella direzione dello sviluppo del pensiero creativo e critico.

2.2.Da parte degli insegnanti
ScuolaInterattiva non è solo uno strumento per studenti, ma può essere utilizzato da tutti quegli insegnanti che intendono lavorare per competenze secondo il metodo delle Flipped-ClassRoom, applicando magari anche il Cooperative Learning.
Per andare nel dettaglio sarebbe necessario un corso di formazione di almeno dodici ore, ma è possibile anche attraverso la presente trattazione far intuire ai colleghi la potenza di questo approccio.
L’obiettivo fondamentale delle Indicazioni Nazionali del 2012 è quello di passare da una didattica orientata sulla costruzione di conoscenze ad una didattica avente come obiettivo fondamentale la costruzione di competenze.
Ci sono ancora delle resistenze da parte del corpo insegnante italiano sull’argomento. Potremmo infatti dividere gli insegnanti italiani in quattro categorie: ci sono quelli che pensano che siano più importanti le conoscenze delle competenze, che affermano che la cultura debba rimanere staccata da quella che poi potrebbe essere la sua applicazione concreta e che quindi non cambiano perché pensano non sia giusto concettualmente orientarsi sulle competenze; ci sono poi quelli che a parole dicono che è giusto cambiare, ma che poi continuano a fare quello che hanno sempre fatto limitandosi a modificare le griglie di progettazione, ma a non cambiare nulla nella pratica quotidiana del lavoro in classe; ci sono anche gli entusiasti del cambiamento, quelli che hanno sempre cambiato, senza metodo però, che non sanno perciò riconoscere e giustificare in modo scientifico i risultati del loro lavoro in classe; infine c’è chi in modo graduale, coerente e rigoroso cerca di produrre dei cambiamenti costanti e duraturi nel proprio modo di fare scuola, chi crede che sia davvero importante costruire competenze in una società in cui, ci piaccia o meno, è il saper fare la merce di scambio, all’interno di un mercato del lavoro sempre più globalizzato dove per non essere tagliati fuori bisogna essere in grado di fornire un contributo personalizzato la cui qualità deve poter essere universalmente riconosciuta.
Questa quarta categoria di insegnanti, che contrariamente alle apparenze è molto diffusa anche nella scuola italiana, sta cominciando da un paio d’anni ad utilizzare il metodo delle flipped-classroom, le classi capovolte.
Questo approccio consiste nel far lavorare a casa gli studenti sui concetti generali della propria disciplina, o sulle parti teoriche, e nello spostare in classe, alla presenza dell’insegnante, la parte pratica e quella delle esercitazioni e degli approfondimenti (spesso portati avanti usando l’apprendimento cooperativo). L’idea è quella di sostenere gli studenti nei momenti di maggiore difficoltà, che poi sono quelli in cui si passa dalla teoria alla pratica e di lasciarli da soli nel momento di introduzione generale all’argomento proposto.

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1. Il Progetto

3. Bibliografia e sitografia 

Paolo Scorzoni

ROVIGO. Laureato in Filosofia, è insegnante di scuola secondaria di primo grado. Ha collaborato con il Laboratorio di didattica della SSIS di Ca' Foscari e collabora con la facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Padova; è formatore in numerosi corsi di aggiornamento per insegnanti sul Cooperative Learning. Ha fatto parte di un importante gruppo di studio italiano sul Cooperative Learning, collegato all’Istituto Superiore di Ricerca Educativa, coordinato dal prof. Mario Comoglio dell'Università Salesiana di Roma. Nel 1998 ha conseguito il diploma di applicatore P.A.S. (metodo Feuerstein). Ha tenuto per cinque anni un seminario di Tecniche di comunicazione scritta presso la sede di Rovigo del diploma in Ingegneria informatica dell'Università di Padova. Dal 2005 è insegnante a tempo indeterminato presso la scuola media Enrico Fermi di Lusia in provincia di Rovigo.