scuola interattiva 26 ott PROGETTO

Pubblicato il 26/01/2014 Da in Cultura

Insegnamento e ambienti di apprendimento – 1 il progetto

Insegnamento e ambienti di apprendimento

1. IL PROGETTO
1.1. La gradualità: tra la Zona di Sviluppo Prossimale di Vigotskij, il PAS di Reuven Feuerstein e la valutazione continua descritta da Comoglio
Una delle regole dell’apprendimento insegnate da Vigotskij e riprese mirabilmente da Feuerstein è quella di procedere lentamente, per gradi, avendo ben chiara la Zona di Sviluppo Prossimale della persona o del gruppo di persone a cui ci si rivolge.
Feuerstein con il suo Programma di Arricchimento Strumentale metteva infatti in pratica quanto affermato da Vigotskij, realizzava cioè una serie di strumenti a difficoltà graduata che chiunque, con l’aiuto di un mediatore, potesse essere in grado di affrontare.

Uno degli ingredienti che rendono vincente il metodo di Feuerstein è proprio questo, il riuscire a trasformare in pratica educativa l’idea di difficoltà graduata che sta alla base del concetto di Zona di Sviluppo Prossimale di Vigotskij.
Oggi a scuola è possibile lavorare in modo personalizzato tenendo conto della Zona di Sviluppo Prossimale (ZSP) di ogni studente?
Capire la ZSP dei propri destinatari porta a realizzare prodotti che non sono né troppo difficili da risultare impossibili, né troppo facili da risultare banali.
Se un allenatore di calcio vuole insegnare il tiro in porta ad un bambino di sei anni non deve posizionarlo né troppo lontano dalla porta, perché il bambino non inizierà nemmeno a calciare capendo subito che per lui è impossibile fare goal, né troppo vicino, perché avrà l’impressione che l’allenatore voglia prenderlo in giro. L’allenatore in questione dovrà trovare la distanza adatta a quel bambino, tale da rendere le cose che intende insegnare motivanti e possibili.
Nel momento in cui si crea un prodotto destinato alla rete è molto difficile capire quali possano essere le informazioni già in possesso dei destinatari e riuscire ad essere graduali senza essere eccessivamente ridondanti. Il problema è agganciare ogni informazione nuova ad una informazione già nota a chi la deve apprendere.

Questo è molto difficile da capire, soprattutto se non si lavora quotidianamente con studenti e se non si chiede loro costantemente un feedback su quanto stanno apprendendo.
In un bellissimo articolo intitolato Insegnare e valutare competenze uscito sul numero 5 del 2013 della Rivista dell’Istruzione, all’interno del paragrafo che parla della valutazione della competenza, Mario Comoglio afferma che

“la valutazione deve essere continua e informativa, soprattutto perché l’apprendimento e la comprensione dello studente non sono garantiti nemmeno da un buon insegnamento o dal fatto che gli studenti siano intelligenti e motivati (Vosnadiou, & Brewer, 1992). Siccome non vi può essere una corrispondenza tra buon insegnamento e buon apprendimento, l’insegnante deve costantemente verificare gli effetti di come e di ciò che insegna. Dalle informazioni che l’insegnante riceve può modificare o correggere il suo insegnamento. La valutazione formativa può avere funzioni diverse, ma gli effetti sull’apprendimento sono ormai supportati da dati sperimentali significativi e positivi.
Gli insegnanti che lavorano in questo modo capiscono che nulla può essere dato per scontato, che concetti creduti semplici e chiari non lo sono affatto in realtà”.

Se non si chiede un feedback continuo alla classe – e qui le metodologie sono molteplici (Sulle varie modalità che si possono adottare per chiedere feedback ad una classe rimando al volume: Tomlinson C. A., Imbeau M. B., Condurre e gestire una classe eterogenea, LAS, Roma, 2012) – si rischia di insegnare ad uno studente ipotetico che si trova al centro della curva gaussiana immaginata per la propria classe.
Ma perché vengono date per scontate così tante informazioni? Perché spesso gli insegnanti cercano di ricordare quello che loro sapevano all’età dei loro studenti senza tener conto di tre fatti: che la memoria li potrebbe ingannare, che il loro livello a proposito dell’argomento che stanno insegnando probabilmente era nettamente superiore a quello della maggior parte dei loro studenti e che il mondo è completamente cambiato da quando erano loro a frequentare la scuola media o la scuola superiore.

Le video-lezioni di ScuolaInterattiva sono il prodotto di un percorso di apprendimento realizzato all’interno di una classe concreta di scuola secondaria di primo grado e cercano di tenere conto di questi tre ingredienti ZSP, gradualità e feedback ritenuti fondamentali dalla redazione.

1.2. Le mappe
Per trasformare in esposizione concreta i concetti di ZSP e gradualità si è pensato di utilizzare lo strumento delle mappe abbinato ad un commento registrato durante il loro dispiegarsi.
Quando si parla di mappe per l’apprendimento si entra in un campo articolato e complesso.
Il primo a parlare di mappe concettuali fu, negli anni settanta del secolo scorso, Joseph Novak.
Le mappe concettuali integrandosi con le mappe mentali e sviluppandosi attraverso l’uso di strumenti informatici si sono evolute dando vita, nel settore dell’apprendimento, a quelle che vengono chiamate oggi mappe strutturali e che sono le specifiche mappe che vengono create da uno studente con l’obiettivo di comprendere un argomento di studio nuovo.
La mappa strutturale è personalizzata e individualizzata; ogni studente dovrebbe arrivare a crearsi la propria mappa quando si trova ad apprendere un argomento nuovo.
Un insegnante dovrebbe invece creare una mappa leggermente diversa, dovrebbe creare:
una mappa per COMUNICARE conoscenze nuove o per riordinare conoscenze già acquisite;
una mappa con le caratteristiche di una mappa strutturale (gradualità, semplicità, personalizzazione) e con le caratteristiche di una mappa per la comunicazione (chiarezza e universalità).
Lo sforzo della redazione di ScuolaInterattiva è quotidianamente questo: far coesistere la gradualità con la chiarezza, la personalizzazione con l’universalità.

La mappa è diventata perciò lo strumento comunicativo adottato da ScuolaInterattiva anche se ne sono stati sperimentati anche altri, soprattutto quando i destinatari non erano studenti ma insegnanti.

1.2.1. I contenuti essenziali
Il lavoro per la costruzione delle mappe e delle video-lezioni ha anche permesso di ragionare su quelle che devono essere considerate la conoscenze irrinunciabili per discipline come la storia e l’italiano al termine del primo ciclo di studi.
Le Indicazioni Nazionali del 2012 hanno fornito tracce chiare su quelli che sono i risultati attesi al termine del primo ciclo di istruzione. Bisogna puntare sulla costruzione di abilità e competenze utilizzando le conoscenze come strumento per raggiungere traguardi di competenza.
Se obiettivo principale sono le competenze, non è più possibile dedicare il tempo che si dedicava un tempo alle conoscenze. Non è più possibile scendere nei particolari, bisogna invece identificare quegli argomenti fondamentali e irrinunciabili lavorando sui quali può diventare più facile costruire abilità e competenze.
Siamo perciò in un momento storico in cui gli insegnanti di scuola dell’infanzia, primaria e secondaria si stanno interrogando su quali contenuti continuare ad insegnare e quali invece abbandonare. All’interno degli Istituti Comprensivi si sta lavorando alla costruzione di un Curricolo che deve nascere dal confronto tra docenti della medesima disciplina e di ordini di scuola differenti. La domanda da cui partono è la seguente: COSA È IRRINUNCIABILE? Cosa non può non sapere un bambino di otto anni per passare alla classe successiva? Quali conoscenze invece possono essere costruite anche nel corso degli anni successivi?
Per la storia e in parte per l’italiano lo staff di ScuolaInterattiva si è interrogato sull’argomento e ha provato a dare la sua risposta all’interno di ogni video-lezione che, per quanto provvisoria o parziale, ha l’obiettivo di avviare una discussione tra addetti ai lavori.

1.2.2.Come vengono realizzate le Video-lezioni
Ogni video-lezione viene realizzata seguendo la seguente procedura:
– analisi dell’argomento che deve essere presentato e identificazione dei contenuti irrinunciabili;
– presentazione in classe dell’argomento con realizzazione alla lavagna di una mappa riassuntiva, prodotto di quanto detto dall’insegnante e di quanto restituito dagli studenti come feedback;
– realizzazione di una fotografia tramite tablet della mappa realizzata alla lavagna oppure di una fotocopia della mappa realizzata da un alunno con grafia leggibile;
– realizzazione, attraverso l’ausilio di un tool per computer o per tablet come CmapTools o come MindMeister, di una mappa che rappresenti nel miglior modo possibile quanto emerso in classe;
– realizzazione grazie ad un registratore di desktop di un video che contenga il lento e progressivo svilupparsi dei singoli nodi della mappa e il commento sonoro di quanto sta avvenendo;
– caricamento sul canale YouTube creato per l’occasione in questo caso ScuolaInterattiva

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2. Come usare le video lezioni

3. Bibliografia e sitografia

Paolo Scorzoni

ROVIGO. Laureato in Filosofia, è insegnante di scuola secondaria di primo grado. Ha collaborato con il Laboratorio di didattica della SSIS di Ca' Foscari e collabora con la facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Padova; è formatore in numerosi corsi di aggiornamento per insegnanti sul Cooperative Learning. Ha fatto parte di un importante gruppo di studio italiano sul Cooperative Learning, collegato all’Istituto Superiore di Ricerca Educativa, coordinato dal prof. Mario Comoglio dell'Università Salesiana di Roma. Nel 1998 ha conseguito il diploma di applicatore P.A.S. (metodo Feuerstein). Ha tenuto per cinque anni un seminario di Tecniche di comunicazione scritta presso la sede di Rovigo del diploma in Ingegneria informatica dell'Università di Padova. Dal 2005 è insegnante a tempo indeterminato presso la scuola media Enrico Fermi di Lusia in provincia di Rovigo.