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Pubblicato il 27/01/2014 Da in Cultura

Giornata della Memoria

Raramente sui libri di scuola ci si sofferma su quella che fu la più immane tragedia del ‘900, la Shoah. Ovvero la sistematica e scientifica eliminazione di un popolo. Quello ebraico.

Forse non basta un giorno per ricordare quelle atrocità. Forse un giorno non basta per esprimere la vergogna delle leggi razziali volute dal fascismo.

Ma in un giorno come questo, oltre al ricordo di quelle donne, bambini e uomini inermi travolti dalla barbarie nazista bisogna fare un’operazione culturale enorme.

Dire con forza e decisione “no” a chi in questi anni ha tentato di infangare quelle memorie. Di “negare” con un presunto piglio storico i campi di concentramento, i forni crematori e i sei milioni di morti.

Un’operazione cinica, il “negazionismo” e dunque culturalmente subdola e pericolosa. Che getta il seme del dubbio nei più giovani. Che insinua che tutto quello che è accaduto sia il frutto di una propaganda creata dagli ebrei per vittimismo.

La storia non si ripete mai nello stesso modo. Ma certamente la “belva” che si cela nella mente di molti uomini potrebbe dar vita a nuovi olocausti e a nuove violenze. Dire no al negazionismo significa guardare avanti, perché questi orrori non si ripetano. Per far questo bisogna coinvolgere sempre di più i giovani, tracciando una linea storica netta: da una parte la verità, dall’altra la volgare menzogna.

Compito degli educatori è dare il giusto risalto alle cose. Consegnare ai più giovani tutti gli strumenti per capire e analizzare uno dei periodi più bui del secolo passato. Solo così potremmo dire di aver onorato la memoria di tanti innocenti. E non solo per un giorno.

27 gennaio 2014
a cura di Riccardo Colzi

Riccardo Colzi

ROMA. Capo redattore centrale Tg3. Attualmente ricopro l’incarico di capo redattore centrale al Tg3. Ho iniziato nel 1981 nei giornali locali del gruppo L’Espresso. Praticantato alla Nuova Sardegna assunto dal direttore Alberto Statera. Poi tornato a Roma come capo servizio a Paese Sera.Quando il giornale chiuse nel 1990 fui chiamato al Tg3 da Sandro Curzi. In quegli anni mi sono occupato di cronaca giudiziaria, periodo Tangentopoli. Nel 1999 sono passato al Tg1 dove ho lavorato 11 anni come caporedattore al coordinamento centrale. Nel 2010 sono tornato al Tg3 diretto da Bianca Berlinguer.

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