germoglio

Pubblicato il 28/02/2014 Da in Cultura

Germoglio d’inverno

È stato necessario superare un certo imbarazzo per iniziare a scrivere queste righe.
Parlare di se stessi in termini positivi è un’operazione rischiosa che può trasformarsi presto in azione antipatica e controproducente. Non mi sarebbe mai passato per la mente farlo se non mi fosse stato suggerito da una persona che merita fiducia.
I fatti sono questi.
Qualche giorno fa, per vie traverse ma sicure, vengo a sapere che in un liceo di Mestre, dove non metto piede da quasi un decennio, un insegnante, arrivato di recente e che non conosco, ha parlato in classe dei miei due libri (“Energia e futuro” e “La parabola del consumismo”) invitando i suoi alunni a leggerli e successivamente a discuterne.
Qualcuno potrà ora dire “Che c’è di strano? Da sempre a scuola gli insegnanti suggeriscono letture e argomenti.” Certo, ma in questo caso la particolarità sta nel fatto che l’autore è un autodidatta sconosciuto alla quasi totalità dei cittadini e che i testi affrontano temi controcorrente, estranei al pensiero dominante , come la finitezza delle risorse, il picco del petrolio, l’impossibilità della crescita continua, le contraddizioni del consumismo.
Cose di cui non c’è alcuna traccia, né diretta né indiretta, nei programmi ministeriali e che nessun testo osa (o sa) sfiorare.
In oltre un ventennio di attività divulgativa più volte ho potuto registrare ritorni positivi dello sforzo che andavo facendo, concretizzati in decisioni e/ o comportamenti, in particolare tra ragazzi che mi capitava d’incontrare anche anni dopo il mio intervento in classe. Eventi casuali, imprevedibili, che sempre hanno avuto per me l’effetto che alcuni vigorosi giri di chiave hanno su un vecchio orologio a muro.
Spariva così la stanchezza mentale, il senso d’impotenza, il fastidio del timore di girare a vuoto, l’ingombro della sproporzione tra mezzi e fine. E ricominciavo, più convinto e ostinato di prima a portare avanti il mio progetto, la mia personalissima “mission”.
Nel frattempo, in più di qualche caso, si andavano rafforzando legami di condivisione e collaborazione con alcuni insegnanti, tanto che in qualche istituto i miei incontri sono diventati punto fisso dell’offerta formativa.
Mai però mi era capitato di trovarmi citato da uno sconosciuto, da una persona con cui non ho mai interloquito direttamente, e per di più nell’aula di un istituto dove probabilmente nessuno si ricorda di me.
Solo il caso ha voluto che in quell’aula fosse presente un ragazzo che anni prima giocava con uno dei miei figli e che quindi mi conosceva.
Ho avuto così conferma che un altro dei semi che spargo da anni è caduto su un terreno fertile, ha attecchito e, come le piante in questo strano inverno, ha aperto un germoglio potenzialmente in grado di moltiplicarsi.
È tanto ? È poco ? È niente? A seconda dell’angolo da cui le si legge, ciascuna delle tre definizioni può essere veritiera, ma per me sono tutte sbagliate: è tantissimo.
Come aver fatto il pieno all’auto. Come avere il maestrale che gonfia la vela.
Cosa avrei potuto immaginare di meglio quando nei lontani anni ‘80, quasi per scommessa e senza alcuna vera preparazione, mi avventurai tra i temi della questione energetica ?
Ora faccio parte di Aspo Italia, una piccola associazione di testardi e disillusi come me, esposta a tutte le crisi dell’aleatorietà del volontariato, alla debolezza del numero degli associati e della quantità di mezzi, alla stanchezza di dover remare con remi rotti contro la corrente impetuosa del mainstream, del profitto, dei luoghi comuni, della politica di piccolo e/o disonesto cabotaggio, della miopia delle persone, delle illusioni del populismo, dell’ignoranza, dell’arroganza dei potenti, del colpevole senso d’onnipotenza di cui si nutre gran parte del mondo della scienza e della tecnologia.
In questo periodo qualcuno di noi scopre che non ha più sufficienti motivazioni per continuare questa nostra guerra, questa nostra azione di approfondimento e diffusione di una cultura onesta e disinteressata.
È comprensibile, è umano.
Mentre io invece mi sento fortunato, molto fortunato.

28 febbraio 2014
a cura di Mirco Rossi

 

Mirco Rossi

VENEZIA. Divulgatore sui temi dell’energia, ricercatore indipendente. Membro del Comitato Direttivo di Aspo Italia (sezione italiana di Aspo International – Association for the Study of Peak Oil and Gas). Membro del Comitato Scientifico del Centro Studi “L’Uomo e l’Ambiente”. Vive a Venezia, dove ha fatto studi di economia, sviluppato l’attività lavorativa, le esperienze politiche e quelle sindacali. L’attenzione ai temi legati all’energia e all’ambiente inizia nel lontano 1973, al tempo della prima crisi energetica, e si consolida alla fine degli anni ’80 quando, su incarico di ENEL, coordina per alcuni anni l’azione divulgativa che l’Ente offriva al sistema scolastico del Triveneto. Da anni sviluppa un’intensa attività d’informazione scientifica sugli aspetti energetico-ambientali, nel Centro e nel Nord Italia, indirizzata a cittadini, gruppi culturali, associazioni, forze politiche e sindacali, insegnanti e soprattutto studenti delle scuole di secondo grado. Pubblicazioni: “Verso la fine del petrolio” (Provincia di Venezia, 2008) - “Energia e futuro. Le opportunità del declino” (EMI Bologna, 2009/2011) - “La parabola del consumismo. Memorie di un ragazzo al tempo della sobrietà” (EMI Bologna, 2013)

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