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Pubblicato il 14/12/2014 Da in Cultura

EDU-care, i diritti del nativo digitale

Sono rientrato in Italia a fine 2010, dopo aver vissuto 5 anni post università a Berlino. Ho affrontato con entusiasmo la sfida del ritorno, con la voglia di proporre e sviluppare una cultura organizzativa moderna e nuove esperienze imprenditoriali. Pur ritrovandomi passati 4 anni a fare molta fatica, stretto tra difficoltà amministrative e generale clima economico recessivo, non ho perso la speranza che la società italiana possa diventare una comunità migliore in cui vivere.

Ricordo nel 1999 di essere stato il primo nella mia classe di liceo a iniziare ad usare un indirizzo email e tra i primi adolescenti probabilmente a sperimentare quel mare chiamato internet, che oggi in soli 15 anni è giunto a influenzare ogni ambito della nostra vita; non dimentico i pomeriggi passati a scaricare musica su napster, con modem la cui potenza tecnologica oggi fa sorridere, fino alla punizione ricevuta per bollette telefoniche troppo salate. Ho vissuto quindi in prima persona tutta l’evoluzione della rete, dalle chattate infinite via MSN al dominio attuale di Google e Facebook sull’iterazione tra persone, tutte costantemente connesse grazie agli smartphone che portano sempre in tasca.

La nascita di EDU-care è la conseguenza di tutte queste esperienze. Essendo stato capo scout e restando fortemente appassionato alle tematiche educative, per la prima volta a partire dal 2009 ho iniziato a osservare il boom di iscrizioni a Facebook (oggi oltre 23 milioni di profili unici in Italia) non solo di moltissimi coetanei e adulti, ma soprattutto di minorenni e adolescenti; nello specifico, ho iniziato a monitorare l’utilizzo che del social network facevano giovani e giovanissimi, restando stupito della velocità con cui questa tecnologia andava giorno per giorno a penetrare il quotidiano di fasce di popolazione molto eterogenee per età, istruzione e reddito.

Da subito ho iniziato a ricevere richieste di consiglio: “tu che ci capisci di queste cose, mia figlia (15 anni) passa tutto il giorno col cellulare in mano” oppure “mio figlio non mi dà pace vuole l’iphone e facebook ma io non so nemmeno che cos’è quella roba lì e mi spaventa”, ancora nel 2011 la consapevolezza del cambiamento in atto era molto carente.

Nel frattempo, in soli 3 anni, si è avuto un enorme ampliamento del bisogno educativo legato alle tecnologie digitali: cyber bullismo, adescamenti, molestie e stalking online, continui episodi in cui si è reso necessario l’intervento da parte della Polizia delle comunicazioni. In generale la rivoluzione digitale ha portato a conseguenze assai impattanti per famiglie e scuole, non si contano ad esempio i consigli di classe indetti per chiarire conflitti sorti fra minorenni via whatsapp, i litigi e le scenate in famiglia per l’acquisto dell’ultimo smartphone o un piano tariffario che prevedesse maggiore traffico dati. I metodi didattici inoltre “all’improvviso” sono divenuti obsoleti, potendo gli studenti connettersi dal banco o copiare molto rapidamente i compiti da casa. Sono migliaia le storie, spesso molto simili, che mi hanno riferito da tutte le regioni in cui sono stato chiamato; infine, a farci decidere ad aprile 2013 di realizzare un investimento e avviare un vero e proprio progetto imprenditoriale che provasse a rispondere a questi bisogni, a colpire me e gli altri professionisti con cui ho da subito collaborato è stata la generale pessima gestione dell’immagine di sè degli adolescenti e un’insufficiente se non assai superficiale sensibilizzazione in materia di educazione sessuale. I social network sono infatti l’ambiente ideale dove si può distorcere l’immagine la realtà di fatti e corpi e dei relativi canoni di bellezza, dove proliferano stereotipi e leggende metropolitane, con la presunzione dell’anonimato che disinibisce i meno attenti a esternare punti di vista spesso violenti e discriminatori.

Il ruolo delle scuole? La sensibilità di genitori e adulti con responsabilità educative? Le strategie su come gestire questo passaggio, dalla società analogica a quella perennemente interconnessa?

Insieme ad amici e formatori, abbiamo iniziato a studiare e approfondire la sfida di un’offerta formativa ampia, che potesse rispondere ai bisogni di chi cresce in un contesto frenetico di implementazione tecnologica ma che contemporaneamente accompagnasse genitori, nonni e insegnanti nel percorso di supervisione e gestione della tecnologia nella vita dei più giovani.
Siamo quindi arrivati a definire I 10 diritti del nativo digitale
Il Centro Studi Erickson ha voluto valorizzare un approccio innovativo, proposto dall’autrice del video, dott.ssa Maria Maura, che disegna – letteralmente – la tematica in una prospettiva diversa: quali sono i diritti dei bambini nati e cresciuti nell’Era Digitale? Nasce quindi un decalogo, disegnato e vocalizzato da un bambino, montato completamente grazie a un tablet, che rappresenta 10 importanti principi che tutti i genitori, gli educatori e gli insegnanti dovrebbero sempre tenere presenti. Il video è stato patrocinato dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza proprio con lo scopo di poter essere un veicolo di sensibilizzazione e una rapida guida rispetto a queste attualissime tematiche.

EDU-care è un network di giovani formatori e professionisti, in grado di organizzare in tutta Italia corsi di formazione con e nelle scuole, al fine di preparare le vecchie e le nuove generazioni ad una gestione più conscia e strategica nell’uso delle tecnologie digitali, in grado di prevenire i pericoli e valorizzare le infinite potenzialità che oggi internet e gli strumenti della rete ci mettono a disposizione.

a cura di Luigi Cornaglia
14 dicembre 2014

Luigi Cornaglia

Luigi Cornaglia, imprenditore, classe '83. Maturità classica e laurea in economia aziendale, appassionato di comunicazione, teorie organizzative, ambiente, politica ed educazione. Amministra le piccole aziende di famiglia e ha fondato il network Con-Senso.net dal 2013 conduce in tutta Italia i laboratori EDU-care sulle tecnologie digitali e il loro impatto su scuole, adolescenti e famiglie.

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