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Pubblicato il 29/11/2013 Da in Cultura

Crisi di un Liceo o di un sistema?

Dopo le riflessioni di Mario Signorelli e l’introduzione di Franco Montanari “Non possiamo liberarci del greco e del latino?” pubblichiamo il testo di Franco Montanari tratto dalla rivista “La Ricerca”, ottobre 2013

Crisi di un Liceo o di un sistema?
Il calo sensibile delle iscrizioni al Liceo Classico si inserisce in un più ampio contesto generale di paura e sfiducia nel futuro da parte della società, di politiche educative di scarso respiro e orientate al breve periodo, di una concezione riduttiva della formazione che preclude ai giovani la possibilità di affermarsi con passione nei campi di loro interesse, tutto a danno del merito e dell’eccellenza.

Quando penso alle due edizioni delle Olimpiadi delle Lingue e Civiltà Classiche (Venezia 2012 e Napoli 2013), ciò che in primo luogo e con più forza mi si impone alla mente è l’idea di entusiasmo, di partecipazione profondamente sentita, di passione calorosa da parte sia dei concorrenti sia dei loro accompagnatori.
Il tifo da stadio, l’orgoglio dei vincitori e dei loro amici e parenti, l’impegno profuso per partecipare e per qualificarsi sono stati letteralmente commoventi. Chiunque lo può constatare autopticamente sul sito www.olimpiadiclassiche.it e guardando il video qui.
Non esito a dire che è stata un’esperienza esaltante, che rimane indelebile nella memoria e ha dato a tutte le persone coinvolte momenti di vera e profonda gioia.
Purtroppo, pochi mesi dopo, sui giornali compaiono servizi sulla crisi del Liceo Classico, il crollo delle iscrizioni, la cultura classica che non attira più nessuno e non serve più. Benché gli articoli giornalistici mostrino talvolta elementi di evidente superficialità, resta un dato innegabile: le iscrizioni al Liceo Classico dall’anno scolastico 2007/08 all’anno scolastico 2013/14 sono passate dal 10,2 al 6,1%.

Premiare il merito?

In primo luogo bisognerebbe inquadrare il dato in un contesto generale, che parla del venire meno dell’interesse per tutto quanto è formazione dell’uomo e del cittadino, cultura, pensiero critico, gusto per la conoscenza in quanto tale, per la consapevolezza di se stessi e del proprio agire nella vita e nel mondo.
Di tutto ciò, a quanto pare, importa soltanto a un numero sempre più piccolo di persone, a una minoranza sempre più esile: non mi pare positivo, ma evidentemente per molti va bene. Il resto della popolazione, e non certo solo quella di condizioni economiche disagiate, si chiede in primo luogo fino a quando dovrà mantenere i propri figli e a quale età essi avranno un lavoro stabile, si chiede insomma qual è la strada per avere soldi in tasca al più presto.
In verità bisognerebbe chiedersi se è giusto e utile favorire un simile atteggiamento oppure è meglio e doveroso contrastarlo.
Questo sarebbe il compito di una classe dirigente degna di tal nome e magari dotata di buona cultura, ma la classe dirigente attuale è per lo più di altro tipo: in essa non sono più maggioranza coloro che vengono da buoni studi e oggi in Parlamento è più facile trovare un buzzurro che alza un cappio o un piatto di mortadella piuttosto che un raffinato intellettuale che cita Sofocle o Cicerone (possibilmente senza sciocchezze da Internet).
Il messaggio socio-politico prevalente è: non prendete la strada che vi piace, prendete quella che vi porta presto a un lavoro sicuro; se poi vi piace anche, tanto meglio, ma questo non è essenziale. Ti piacerebbe studiare matematica? Lascia perdere e fai bioingegneria; ti piacerebbe studiare letteratura greca o latina? Per carità, vai piuttosto a occuparti di idraulica.
Così, invece di un matematico ben motivato e dunque potenzialmente buono avremo un ingegnere idraulico poco motivato e quindi certamente mediocre. Il bello è che i grandi pensatori della politica e dell’economia proclamano la selezione per merito: sarebbe questa la selezione per merito? Non sanno che diventeranno eccellenti nel loro campo quelli che lo avranno scelto e perseguito con passione, che saranno andati dove li porta il cuore? Non capiscono che propongono un modello esiziale per una società e una economia?
Progettare sui tempi lunghi è una tendenza al ribasso i cui danni si vedono già molto bene e si sconteranno a lungo: una tendenza che è figlia della crisi (prima ho citato il periodo dal 2007/08 al 2013/14) e al contempo la favorisce in un circolo vizioso mortale.
Le famiglie hanno preso decisamente il modello della politica: investire a brevissimo termine. Un politico che imposti un’azione di anni viene inesorabilmente punito dall’elettorato, per cui deve ragionare sull’immediato.
L'incontro del professor Montanari con alcuni candidati (foto Olimpiadiclassiche)

L’incontro del professor Montanari con alcuni candidati (foto Olimpiadiclassiche)

Allo stesso modo le famiglie non pensano più a investire a lungo termine sui figli: se anche ne hanno la possibilità economica, sono frenate dalla paura, non sanno o non vogliono guardare a tempi lunghi (oppure percepiti come tali); la scuola non deve impegnare troppo e la formazione deve durare il minimo indispensabile, per lasciare al più presto il posto a un lavoro redditizio.
Così è chiaro che la formazione culturale e intellettuale ha cessato di essere un fattore di mobilità sociale: un altro effetto oltremodo dannoso.
La crisi del Liceo Classico (che deve ripensare se stesso, e può farlo) e della formazione umanistica in generale rientra in questo quadro economico-sociale, se ne alimenta e ne alimenta gli aspetti peggiori. Una società che non investe più abbastanza nella creazione di una classe dirigente dotata della migliore formazione è una società condannata alla decadenza, anche economica.
Ne risente tutto, non solo la qualità della vita sociale, ma anche la capacità del sistema produttivo di innovare e competere: per la competizione globale ci vuole una formazione molto seria, che richiede tempi lunghi e non deve essere facile. Il periodo scolastico deve essere utilizzato al meglio in questo senso, non volare via nel minor tempo possibile e con la minore fatica possibile.
Se vogliamo che il sistema formativo selezioni davvero i migliori, le forze più valide della società devono essere indirizzate a una formazione di lungo respiro e non superficiale: l’alternativa è uscire magari dalla crisi acuta, ma per entrare in una stabile decadenza. Ovviamente, in attesa del prossimo Rinascimento.

 

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29 novembre 2013
a cura di Franco Montanari,
professore ordinario di Letteratura greca
presso l’Università di Genova
e membro del Comitato Istituzionale dei Garanti
per la promozione della cultura classica

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Franco Montanari

GENOVA. Professore Ordinario di Letteratura Greca alla Facoltà di Lettere dell’Università di Genova dall’a.a. 1986/87. Laureato in Letteratura Greca nel 1973 all’Università di Pisa; allievo del corso ordinario (1969-1973) e di perfezionamento (1973-1974) della Scuola Normale Superiore di Pisa. Università di Pisa: dal 1/11/1977 Professore incaricato di Filologia Bizantina; dall’a.a. 1983/84 Professore Associato di Grammatica Greca. Dal 1994 membro del Bureau e Tesoriere della Fédération Internationale des Associations des Études Classiques (FIEC). Dal 2009 Vicepresidente del Conseil International de la Philosophie et des Sciences Humaines (CIPSH). Dal 1996 membro della Societé Internationale de Bibliographie Classique (SIBC) e Direttore del Centro Italiano dell’Année Philologique (CIAPh). Dal 1995 fa parte del Conseil de Fondation e del Comité Scientifique della Fondation Hardt pour l’Étude de l’Antiquité Classique di Vandoeuvres (Ginevra). Ha organizzato e presieduto i XL Entretiens Hardt “La philologie grecque à l'époque hellénistique et romaine” (1993), i XLVIII Entretiens Hardt “Callimaque” (2001, con L. Lehnus), i LII Entretiens Hardt “La poesie épique grecque: métamorphoses d’un genre littéraire” (2005, con A. Rengakos) e i LV Entretiens Hardt “Eschyle à l'aube du théâtre occidental” (2008, con J. Jouanna). Dal 2000 è membro del Consiglio Scientifico del Centro Studi sui papiri e i documenti antichi “G. Vitelli” dell’Università di Firenze. Fa parte del Comitato Scientifico del “Corpus dei Papiri Filosofici greci e latini”, pubblicato dall'Accademia “La Colombaria” di Firenze (con il patrocinio dell’Unione Accademica Nazionale). Dirige il progetto “Aristarchus” (www.aristarchus.unige.it), che comprende il “Lessico dei Grammatici Greci Antichi” (LGGA), il “Centro Italiano dell’Année Philologique”, l’archivio “Poorly Attested Words in Ancient Greek” (PAWAG), il “Catalogus Philologorum Classicorum” (CPhCl), l’archivio “Scholia minora in Homerum” e il sito “Mediaclassica”. Con altri studiosi coordina il progetto internazionale “Commentaria et Lexica Graeca in Papyris reperta” (CLGP). Dirige la collana “Pleiadi” (Edizioni di Storia e Letteratura - Roma). Condirige (con A. Rengakos) la rivista “Trends in Classics” con la relativa serie “Trends in Classics - Supplementary Volumes” (W. de Gryuter, Berlin - New York). È Direttore della “Rivista di Filologia e di Istruzione classica” (Loescher Editore, Torino). Fa parte del comitato scientifico delle riviste “Eikasmos”, “Seminari Romani”, “Gaia”. È autore del “GI - Vocabolario della lingua greca” (Torino 1995; II edizione 2004) e della “Storia della letteratura greca” (Roma-Bari 1998; 2000; trad. greca: Historia tes archaias Hellenikes logotechnias, epimeleia D. Iakov, A. Rengakos, Thessaloniki 2008). Ha pubblicato oltre 180 lavori in prestigiose sedi scientifiche italiane e straniere.

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