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Pubblicato il 11/11/2013 Da in Cultura

Abbandono scolastico e progetti culturali

Il problema della dispersione scolastica e in particolare dell’abbandono degli studi è sempre più sentito in quanto comporta enormi costi individuali e sociali. Gli studenti che abbandonano gli studi hanno, infatti, una più elevate probabilità di essere disoccupati, di ritrovarsi in condizioni di povertà e di essere coinvolti in attività criminali.

Anche per questo i governi europei si sono impegnati nel 2010 a realizzare gli obiettivi identificati dalla Commissione Europea nella cosiddetta Strategia 2020: una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. Tra questi obiettivi spicca, nel campo dell’istruzione, quello di ridurre l’abbandono scolastico precoce al di sotto della soglia del 10% entro il 2020. L’Italia nel 2012 aveva un tasso di abbandono pari al 17,6% risultando essere la quartultima tra gli stati europei. Inoltre, il tasso di abbandono presenta notevoli differenze tra le varie aree del paese arrivando a toccare punte del 25% in alcune regioni del Sud. Raggiungere l’obiettivo richiederà, quindi, sforzi e investimenti straordinari al nostro paese. Il tutto, nel contesto di un’economia in crisi e di strategie economiche che mirano alla riduzione drammatica della spesa pubblica senza grandi eccezioni anche per il settore dell’istruzione.

Di conseguenza, capire come possano essere spese le risorse scarse per ottenere risultati in termini di riduzione dell’abbandono può essere particolarmente importante.
Il progetto di ricerca dell’Università Magna Graecia sull’abbandono scolastico ha avuto come oggetto proprio individuare quali siano le principali determinanti dell’abbandono e quali politiche possano portare ad una sua sostanziale riduzione.

A livello teorico il nostro punto di partenza è il Modello di Integrazione Scolastica di Tinto. In questo modello c’è, infatti, la convinzione che il grado di integrazione accademico e sociale degli studenti sia la principale determinante della decisione di lasciare l’università o la scuola.
Abbiamo quindi supposto che la partecipazione a progetti scolastici potesse avere effetti sulla probabilità di abbandonare gli studi da parte di uno studente, perché può migliorare i sentimenti di integrazione con la scuola. Quest’ultima, tramite l’organizzazione di progetti culturali, può quindi diventare anche parte integrante della vita culturale e sociale degli studenti.

Uno studente cui la scuola offre non solo servizi educativi ma anche opportunità culturali, sociali, momenti di formazione alla vita lavorativa, possibilità di praticare sport, socializzare, acquisisce capacità che vanno al di là del semplice apprendimento didattico. Di conseguenza, egli terrà conto di questi ulteriori benefici dell’istruzione quando valuterà la convenienza di investimenti sulla sua istruzione.

Il progetto di ricerca ha coinvolto 3 Istituti Tecnici o Professionali della Calabria che ci hanno permesso di analizzare la relazione tra la partecipazione degli studenti a progetti scolastici (culturali, sportivi ed educativi) e la probabilità di abbandonare gli studi. Dall’analisi è emerso che la partecipazione ai progetti scolastici diminuisce la probabilità di abbandonare gli studi di 18.7 punti percentuali nel 2008-09 e di 16.6 punti percentuali nel 2009-10. L’analisi è stata condotta tramite l’utilizzo di tecniche econometriche che permettono di isolare l’effetto della partecipazione ai progetti scolastici. Quindi, permette di affermare che a parità di condizioni (per esempio: stesso background familiare, stesso rendimento scolastico, stesso sesso, età e tipo di classe) uno studente che partecipa a progetti culturali organizzati dalla scuola ha una probabilità di abbandonare gli studi inferiore di circa 18 punti percentuali rispetto allo studente che non vi ha partecipato.

L’organizzazione di progetti scolastici è un’attività non nuova alle scuole. Esse hanno al proprio interno le capacità e competenze che possono permettere loro di mettere in atto queste attività. La riduzione dell’abbandono potrebbe, quindi, essere ottenuta tramite un maggiore investimento di risorse nell’organizzazione di questi progetti. Le attività extra curriculari svolgono dunque un’importante funzione, facilitando, aldilà del loro contenuto specifico l’integrazione dello studente con la scuola a cui è iscritto e amplificando i benefici individuali e sociali dell’istruzione.

Il Progetto è stato finanziato dalla Regione Calabria e condotto da Rossella Iraci Capuccinello, Giuseppe Migali e Michele Trimarchi.

11 novembre 2013
a cura di
Michele Trimarchi

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Michele Trimarchi

CATANZARO – BOLOGNA. Professore ordinario di Analisi Economica del Diritto, Professore affidatario di Cultural Economics, Direttore scientifico Monti & Taft, Presidente Tools for Culture. TEMI DI RICERCA: analisi dell’offerta e della domanda di cultura, integrazione e sostenibilità delle risorse culturali, struttura e finanziamento dei mercati dell’arte, industrie creative. AREE DI ESPERIENZA: economia e politica dell’arte, disegno dell’azione pubblica in campo culturale, cooperazione culturale internazionale, processi e mercati della creatività, impatto economico della cultura. ATTIVITA' PROFESSIONALE: Austria, Svizzera, Germania, Francia, Gran Bretagna, Irlanda, Spagna, Olanda, Belgio, Danimarca, Finlandia, Repubblica Ceca, Croazia, Serbia, Macedonia, Turchia, Giordania, India, Indonesia, Corea del Sud, Nuova Zelanda, Canada, Statoi Uniti, Messico, Brasile, Italia. PROGETTI UE: Nemus-New Employment Opportunities in Museums (1996), coordinatore nazionale; Hero-National Heritage to Create Employment, coordinatore transnazionale; Arciweb-Art Cities as New Employment Laboratories (1998-1999), coordinatore nazionale; Monitors of Culture-Role of Cultural Observatories (2010), esperto economico

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