10-senegal

Pubblicato il 22/01/2015 Da in Blog dal Senegal

Viaggiare da soli

Oggi mi sono infilato in una scuola coranica. Sono semplicemente entrato nel cortile di una gigantesca e magnifica moschea e ho iniziato a chiacchierare. Mi hanno fatto vedere alcuni bambini che imparano il Corano. Una quindicina, l’uno seduto accanto all’altro, per terra. Stavano riscrivendo alcuni testi copiandoli.

Viaggiare da soli, senza amici o guide, facilita i rapporti umani. Aiuta a conoscere, a fare amicizia. Ci sono certo alcuni contro, oltre ai numerosi pro, però è un modo di viaggiare che non avevo mai provato, soprattutto in un simile posto, e devo dire che ha un suo perché. Adattarmi, organizzare, risolvere problemi mi viene abbastanza spontaneo, e riuscire a farlo anche in un luogo tanto diverso ha un sapore più intenso. A volte non è facile ma nella maggior parte dei casi non ci sono particolari problemi. Il lavoro che faccio ormai da più di dieci anni mi ha senz’altro aiutato nel saper gestire situazioni e persone.

Una delle cose che colpisce in Senegal sono i bambini. Da noi lungo le strade vengono tenuti per mano. Controllati ad ogni passo. A Dakar come fuori dal centro, giocano a pochi passi dal traffico. Spesso scalzi si rincorrono o fanno la carità. Attraversano da soli l’autostrada rapidi come gattini….  Restano seduti sugli spartitraffico di strade a due corsie per senso di marcia, poi con un balzo, passano la carreggiata. È incredibile e mette i brividi.
In centro città sgusciano tra le auto, ai semafori, spuntano da ogni dove. Poi ad ogni pausa tra le auto… attraversano… Credetemi più di una volta ha avuto l’impressione che non sarebbero riusciti a passare. Che un’auto avrebbe centrato un bambino in pieno. E chi ora sta pensando che sono abituati, dovrebbe immaginare di vedere due o tre bambini che attraversano una strada paragonabile alla tangenziale di Mestre per capire. Io stesso passare in alcuni punti ho dovuto aspettare con cura il momento migliore. La tecnica è una sola: guarda… guarda ancora… Poi, via di corsa!

Tante case in costruzione. A Dakar il mattone tira. Sono centinaia le abitazioni o i palazzi in costruzione soprattutto nelle zone decentrate. La cosa sorprendente è che di notte piccole luci illuminano l’interno degli edifici ancora spogli o in parte da costruire. Qualcuno già dorme all’interno dei cantieri. Probabilmente gli operai stessi che di giorno ci lavorano. A faccia dell’abitabilità, delle norme antinfortunistiche.

10-senegal-01

Oggi lunghissima passeggiata. Sono passato per stradine strettissime. Quartieri strepitosi. Una piccola spiaggia piena, ma veramente piena di piroghe, le loro imbarcazioni. Sono stato pure coinvolto nel tirarne una in secca a riva insieme ad una decina di altre persone. Via le scarpe, piedi in acqua e vai… Pesano parecchio, ma così dev’essere, viste le onde.
Due tiri a calcio balilla con dei bimbi. Poi ancora camminare, camminare, camminare. Malgrado non sia caldissimo… Più o meno come in estate da noi, ma ventoso, la temperatura continua a fiaccarmi. Da ieri ho fastidio agli occhi. Credo sia il risultato di uno strofinamento con mani non proprio pulite.
A proposito di pulizia, quasi dimenticavo… Non andate mai nel bagno di una stazione di servizio senegalese. Non fatelo. Il deserto, anche da quel punto di vista è molto… molto… molto più ospitale.

Regole o non regole, questo è il problema. In Italia ne abbiamo troppe. Qui troppo poche. Non ho ancora trovato risposta, un pensiero equilibrato a riguardo anche perché non conosco così bene il luogo in cui mi trovo per poter giudicare. Però la questione delle regole qui è abbastanza lampante.
Non si capisce bene il confine tra ciò che si può e non si può fare. Regna una sensazione di disordine, di caos, nel quale però tutto appare in qualche modo funzionare. Credo che pensare di capirlo, dopo poco più che una settimana sarebbe presuntuoso.
Penso però all’immondizia, in alcuni casi è ovunque… L’odore è insopportabile. Perché non trovare una soluzione, non regolamentare la raccolta?

Mi sono rituffato nel centro di Dakar. È piuttosto faticoso camminare tra i banchetti, incontro tutti i miei “fratelli” come mi chiamano loro. E io che pensavo di essere figlio unico. Ad ogni passo vengo bloccato, invitato a fermarmi, a guardare. Cercano di vendermi di tutto: una bilancia, una capra, vestiti, una macchina, un pannello solare, un furgone (scassato), un letto, una o più bombole del gas… Ah, ho pure ricevuto un proposta di matrimonio… Piuttosto esplicita… Sto riflettendo… se comprare la capra…

10-senegal-02

 

Volevo vedere una partita allo stadio… Ma da alcuni giorni è iniziata la Coppa d’Africa quindi il campionato è fermo. I leoni del Senegal oggi però esordiscono e in città c’è fermento. Le bandiere appaio un po’ ovunque. Giocano contro il Ghana, la grande favorita insieme all’Algeria.
Anche se in Europa a volte il pallone è usato per dividere, come pretesto per menarsi, senz’altro come strumento di guadagno, il calcio – e qui lo spiego a chi non lo conosce, non lo capisce o non lo ama – unisce e può unire. Basta tirare due pedate ad un pallone per capirsi per fare amicizia. Mi succedeva da piccolo quando andavo in Corsica e non parlavo francese. Due tiri e ti creavi un gruppo. Qui è lo stesso. Non tutti i bimbi parlano francese, ma due palleggi regalano sorrisi, un’intesa. Poi le urla: Messi, Messi, Messi, Cristiano Ronaldo, diventano vocaboli universali per capirsi. Potrebbe arrivare un marziano, gli basterebbe un pallone in mano per rompere il ghiaccio, creare una via di comunicazione.
Scrivo mentre guardo la partita del Senegal a casa di Ibe. Periferia della periferia della periferia di Dakar. 6 poltrone, un divano, diverse generazioni. Una bimba di 8 mesi che gioca con la madre che a volte la allatta. Due ragazzini di 14 anni incollati alla tv, un vecchio tubo catodico da 24 pollici. Io ed Ibe, la sorella, un paio di amici e poi la nonna. 80 anni passati, vestito tradizionale coloratissimo, qualche commento in francese pertinente all’evolversi della gara. Fuori la città è stranamente deserta, come quando in Italia giocano gli azzurri…. Tutto il mondo è paese….basta un pallone. Per l’occasione ho comprato una bandierina del Senegal che porterò alla mia bimba ma che ora mi serve a sentirmi più tifoso!

Alla fine il Senegal ha vinto 2-1 segnando al terzo minuto di recupero… Il delirio… E cosa si fa dopo una simile vittoria?
Tutti in spiaggia a giocare a calcio naturalmente! E qui l’immaginazione non avrebbe mai potuto realizzare ciò che ho vissuto e visto.
Una spiaggia enorme, chilometri e chilometri di sabbia che con il passare dei minuti si riempiva di giovani tra i 15 e i  30 anni. Ognuno con una maglia di una squadra di calcio diversa. Decine di partite sono iniziate in pochi minuti sulla battigia. Il sole quasi al tramonto. Sullo sfondo il ruggito dell’oceano con onde che sfioravano i due metri. Potevo tirarmi indietro? Tolte le scarpe e via a giocare insieme ad Ibe. Impossibile riconoscere le squadre. 14 giocatori in campo, 14 magliette diverse. Il delirio assoluto. Assoluto. Sembrava un film, forse qualcosa di più.
Forse le foto e il video girato riusciranno a completare ciò che cerco di descrivere. Di certo un’emozione e un’esperienza che mai potrò dimenticare.

Davide
19 gennaio 2015

 

10-senegal-04

10-senegal-05

10-senegal-06

About

Comments are closed.