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Pubblicato il 26/01/2015 Da in Blog dal Senegal

Ultimo giorno africano

Ultimo giorno africano.
L’ho iniziato facendo colazione con una ragazza franco senegalese e la sua bimba di otto mesi.
Sposata con un senegalese ha vissuto per anni a Ginevra poi con i tre figli ha deciso di tornare in Senegal. Si occupa dell’amministrazione del luogo in cui dormo e della vendita dei prodotti che vengono fatti a ndem, il primo villaggio in cui ho dormito. Artigianato dalla fattura veramente splendida che chi mi conosce avrà occasione di vedere a casa mia. Ho veramente sfiancato la carta di credito.
La chiacchierata con la ragazza è stata interessante. Nella sua voce e nei suoi occhi la sofferenza di una scelta, quella di tornare in Senegal, che da un lato l’ha allontanata dal marito che vede solo durante le feste e dall altro le permette di aiutare la famiglia e il suo paese.
Capito qualcosa di più del luogo in cui mi trovo sono andato in spiaggia per dirigermi a Ngor una piccola isola a circa un chilometro dalla costa.
Freddo fastidioso… Ma come sempre al peggio…
Dopo aver atteso una mezz’ora al vento è arrivata una scialuppa… E lì i miei timori si sono materializzati… Ma come si sale su di una barca dalla spiaggia se manca un pontile? Sono uomo di mare e da un po’ non trovavo spiegazione… Si sale alla senegalese…semplice. Via le scarpe in acqua fino alle ginocchia e su, un salto. Così se prima avevo freddo, ora con i piedi bagnati…
Ngor vale però questo piccolo sacrificio. È deliziosa… Stupenda. Una piccola Burano, sull’ oceano, più rustica e disordinata. Veramente bellissima. Qui ho vagato per le stradine. Da un lato l oceano, dall’altro la baia, sull sfondo Dakar a circa 10/15 chilometri.
Casupole sgangherate a fianco di ville ultra moderne mozzafiato. Non c è elettricità. A produrla solo pannelli solari o gruppi elettrogeni. Fatto l intero giro dell isola sono finito su di uno spiazzo a picco sul mare. C era un’indicazione accattivante con su scritto atelier. Ma non c era traccia. Con mia grande sorpresa ho scoperto che l atelier era una micro baracca quasi invisibile. tetto in eternit, mura in lamiera e legno. All interno però quadri veramente belli. Diverse Raffigurazioni astratte ma sopratutto un’interessante lavoro sul volto umano e delle sue espressioni.
L artista mi ha raccontato la sua arte e mi ha mostrato un sorprendente quaderno nel quale tra attestati e fotografie era ben chiaro come lui abbia viaggiato e le sue opere siano esposte in vari musei nel mondo, sopratutto musei di arte africana. Incredibile.
Dopo lunga trattativa ne ho preso uno piccino.
Prima di partire mi ero ripromesso di girare ovunque ma anche di riposare, magari in un bell albergo a bordo di una piscina sorseggiando qualcosa di fresco. Non l ho mai fatto. Ho sempre solo girato come una trottola. Solo a Ngor, nell attesa di riprendere la scialuppa, mi sono un po’ rilassato sulla spiaggia. Guai a dormire, devo prendere l aereo il più stanco possibile nella speranza di dormire un po’.
Dovrei arrivare alle 6 del mattino a Parigi e ripartire un’ora dopo per venezia. Con il sole che ho preso oggi chissà se la mia faccia risulterà troppo calda al controllo per la temperatura della profilassi anti ebola che c è all aeroporto. Vedremo.
Specifichiamo bene… In Senegal l ebola non c è. Sia chiaro.
Poche ore alla partenza. Le valige sono pronte. Ripenso al viaggio, al Senegal, alle periferie al deserto, ai volti dei bambini. Ma penso anche ai sorrisi dei miei bimbi che presto finalmente rivedrò e a cui consegnerò tutti i regali che ho comprato. Ero partito con una valigia piena di giocattoli e con alcuni giochi torno.
Un viaggio per il quale devo ringraziare mia moglie che nonostante il lavoro è riuscita a tenere i due marmocchi. Senza la sua preziosa collaborazione non avrei potuto prendermi questa pausa, scrivere queste righe… I regali sono in arrivo anche per lei… Direi abbastanza regali….
Ultima cena senegalese, un’oretta e sarò all’aeroporto.
Davide
21 gennaio 2015

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