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Pubblicato il 21/01/2015 Da in Blog dal Senegal

Sentirsi a “casa”

Svezzato da un primo giorno atipico, un po’ brusco. Oggi, il 14 gennaio, ho passato la mattinata all’Empire des Enfants. Un orfanotrofio dedicato a bambini di strada.

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L’intesa è stata immediata. I giocattoli, quelli dello zaino verde, sono esauriti in pochi secondi. Poi due calci ad una pallina costruita con lo scotch hanno fatto il resto e la visita si è trasformata in una finale dei mondiali nel cortile del centro.

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Convinto che un bianco in Senegal possa andare ovunque… Spero… Ho deciso di affrontare la periferia di Dakar… Le famigerate banlieues (spero si scriva così) quelle nelle quali a Parigi non entrerei neanche se pagato. Qui in Senegal è differente. Anche se sono luoghi poveri, difficili da descrivere, se pure intimorito, mi sono sentito a casa. Prima due tiri a pallone con tanti piccoli Messi, Drogba, Demba Ba è così via… Poi sono andato ad una lezione di ballo.

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Avete mai ascoltato delle percussioni per 4 ore consecutive? Provare per credere… Io a distanza di ore le ho ancora nella testa.

Percussioni instancabili mentre ragazze e uomini atletici, hanno danzato per ore. Si è fatta notte e freddo nel frattempo.

Quattro ore di bonghi e tanburi mentre i ballerini scalzi non si sono mai fermati…se la periferia mi aveva colpito di giorno… beh, la notte non lontanamente immaginabile. Un brulicare di migliaia di persone, un traffico incredibile. Tutto si muove, tutto vive.

Io sogno il letto e mi preparo a domani. parto per tre giorni verso il centro del Senegal.

Davide
14 gennaio 2015

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