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Pubblicato il 21/01/2015 Da in Blog dal Senegal

Sono rimasto senza soldi…

Ore 7.30 18 gennaio, sveglia e partenza per Dakar. Contrattare per le vetture mi diverte. Lo si fa con un certo spirito, non c’è astio. Così ho trovato un’auto per ritornare nella capitale ad un ottimo prezzo. A patto che il pagamento fosse anticipato, per comprare la benzina… Mi è sembrato ragionevole.
La mattina qui è freddo, ma proprio freddo. Non ho più la sciarpa, o meglio l’ho messa in quarantena in una tasca laterale della valigia insieme ai vestiti dei tre giorni trascorsi tra deserto e villaggi. È così sporca che dà fastidio a tenerla in mano, dopo che l’ho usata come sciarpa, coperta turbante, tenda, asciugamano, tovagliolo, cappotto e così via….
Tra le certezze acquisite in Senegal, quella che qui monete in tasca non ne avrai mai. I bambini hanno tali sorrisi che non puoi non dargliele. Ho da tempo finito i tanti giocattoli che avevo portato per loro, così come le penne. Ora distribuisco monetine e biscotti che compro ad ogni occasione.
Credo di averne regalati un container.

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Fisicamente sto molto meglio. Ieri mi sono reidratato e ho mangiato parecchio… E chi mi conosce sa di quanto parlo…. Così ho recuperato le forze. Sole e vento ti asciugano. Bisogna ricordarsi di bere anche perché emozioni, fatica e altre distrazioni possono farlo dimenticare.
Poi con qualche pregiudizio l’acqua la si vede un po’ come un pericolo potenziale e ti passa la voglia di bere, di toccare bicchieri e bottiglie. Si stringono 5000 mani al giorno, si tocca di tutto quindi temo un po’ l’aspetto sanitario. Mancano ormai pochi giorni e vorrei arrivare con lo stomaco intatto.

A Dakar troverò il musicista italiano che ho incontrato qualche giorno fa, e andremo a Gore, l’isola da cui partivano gli schiavi.
Mentre l’autista faceva benzina sono sceso e mi sono avventurato in un mercatino. Unico bianco, come sempre.

In viaggio per Dakar ho il tempo per pensare a quanto fatto in questi giorni.
Come ho sempre saputo la natura mi affascina, ma ciò che preferisco sono le persone. Mille volte meglio una periferia di un deserto. Meglio il viso di un bambino che l’animale o il panorama più spettacolare di sempre…. Gli odori, i rumori, le espressioni il tono della voce, la calca, il caldo, a volte il timore, che si provano camminando tra le persone in un mercato, non hanno eguali. Solo quel tipo di contatto mi permette di capire un po’ di più la realtà nella quale mi trovo. L’abbraccio dei bambini durante le paritelle di calcio. La camicia strappata da un venditore appiccicoso… Il valore del contatto.
Qui i volti, i sorrisi, i bimbi, le donne, valgono il prezzo del biglietto aereo.
Parliamo per un attimo, ancora, delle donne. In Italia una donna di colore lungo la strada, è brutto dirlo, fa pensare all’antica professione. La sola idea fa tristezza.
Qui, come ho già scritto, donna vuol dire colore, vuol dire un bambino avvolto nel vestito sulla schiena, e almeno tre attorno. Emancipazione e rispetto. Sono alte, slanciate, dalle forme scolpite, non tutte, e camminano come mai avevo visto prima. Bellissime. Gli uomini a differenza di quanto accade in Italia non le osservano famelici. Eppure possono essere scollate, quasi succinte, sicuramente in alcuni casi sexy.

Tornando al viaggio, le strade principali sono buone. Mi dicono, ma devo verificare, che molte sono costruite dai cinesi, che prestano denaro al Senegal come ad altri paesi africani, per poi comprare pezzi di terreno in cambio. Di fatto sembrerebbe che la Cina stia comprando l’Africa.

Un po’ per scaramanzia un po’ per non preoccupare chi mi legge ho omesso fino ad ora ciò che mi è accaduto durante la mia prima mezz’ora a Dakar. Al primo prelievo il bancomat di una banca in quel momento chiusa si è mangiato la mia scheda. Di fatto sono rimasto senza soldi. Giravo per l’Africa da mezz’ora. Per fortuna avevo prelevato alcuni dollari alla partenza e dopo averli cambiati sono riuscito a farmeli bastare. Ci sono rimasto un po’ di m… ma ho risolto. Poi quando pago con la carta di credito – qui non è molto diffuso l’utilizzo – faccio aggiungere qualcosa al prezzo e mi faccio dare contanti. Funziona e ora, rifacendo i conti, dovrei arrivare alla fine del viaggio. Il Senegal non è caro ma per i bianchi lo può diventare. Spostandosi poi è comunque inevitabile spendere.

 

Non ho più l’orologio. Qui si regalerebbe tutto, così ho deciso di dare lo swatch che portavo con me. L’ho dato a Ibe, un ragazzo con il quale ho condiviso gli ultimi due giorni. Domani, lunedì 19 dovrei andare da cena da lui nella periferia di Dakar… A vedere l’esordio in coppa d’Africa del Senegal!!!!!!!!!!!
Solo chi ama il calcio può capire l’emozione!!!  Coppa d’Africa, partita del Senegal… Vista in tv in Senegal!!!!!  Speriamo!
Gore, l’Isola degli schiavi. 15 milioni sono partiti dall’Africa in direzione Stati Uniti. Tutti, dicono, sono passati da qui, come bestie selezionati in base al peso o alla forma. Un vero monumento alla memoria, ad una ventina di minuti di traghetto da Dakar. Ci sono stato con Gianni, il musicista incontrato nei giorni scorsi. Stasera lo vado a vedere ad un concerto, domani lui parte per l’India.


Il concerto è stato carino, la serata divertente, passata tra l’altro con alcuni senegalesi conosciuti nei giorni scorsi.

Davide
18 gennaio 2015

 

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