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Pubblicato il 21/01/2015 Da in Blog dal Senegal

La prima notte al villaggio

La prima sera e la prima notte nel villaggio è stata un’esperienza molto particolare. Mangiare tutti dallo stesso piatto con le mani, beh, ammetto che mi ha un po’ colpito. Alla faccia dell’amuchina che ho portato con me. Solo alcune delle casette del villaggio hanno la luce, quella in cui ho dormito non l’aveva. Un cubetto di cemento, tetto in lamiera, una specie di materassino di tre centimetri per dormire, che la mia schiena ricorderà a lungo.
Nottata tranquilla avvolto dalla zanzariera. Mi ha psicologicamente protetto anche da eventuali visite di scorpioni, visto che nell’augurarmi la buona notte, mi hanno detto che ne girano alcuni… “Tranquillo… Non sono mortali….”
Tranquillissimo….

L’ospitalità è in Senegal un sentimento autentico e tutti sono molto fieri nel poter offrire ciò che è loro, nell’aprirti la porta della propria casa.
Offrono di tutto ma a qualcosa, per esempio l’acqua del pozzo, ho dovuto rinunciare. E continuo a viaggiare con i miei bottiglioni di acqua. Va bene adattarsi ma…

Qui a Ndemb ho incontrato un italiano. Non me lo sarei mai aspettato. Oggi con la stessa macchina, un trabiccolo da 400 mila chilometri di piste sterrate, stiamo andando in un altro villaggio. Mooolto meno moderno, mi dicono, cosa che un po’ mi preoccupa.
70/80 km orari sullo sterrato fanno un po’ impressione. Ieri su un dosso sono rimbalzato nell’ auto.
Da provare.

La copertura cellulare, probabilmente facilitata dalla conformazione piatta del luogo, è buona. Così pur essendo in mezzo al nulla, con il cellulare senegalese mi sento meno isolato.
Il pensiero è che se per caso ti rompi una gamba… Meglio non pensarci…

Arrivati a Bakekayo (quasi certamente non si scrive così) ho capito cosa intendono per meno moderno. 7/8 capanne in paglia, elettricità assente, una decina di micro baracchette sparse nel deserto dove dormono alcuni ragazzi e nelle quali non puoi che stare disteso, nulla più. Un micro insediamento. Difficile credere che qualcuno qui possa dormire. La cosa incredibile è che qui il tempo praticamente non passa. Stupefacente la lentezza con cui girano le lancette. A me mette quasi ansia.
Qui ho trovato due ragazze italiane, 24 anni ciascuna, hanno decidere di trasferirsi. Nel Sahel, sud del Sahara. Entrambe laureate hanno fatto una scelta di vita, una sorta di missione spirituale.

Domani tappa a Touba, la città santa, dove ha sede la più grande Moschea dell’Africa occidentale.
Poi, con un furgoncino a 7 posti, vado a St. Louis a nord rispetto a Dakar.

Davide
16 gennaio 2015

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