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Pubblicato il 20/12/2013 Da in Ambiente

Chi emette più CO2: uomini o vulcani?

Dopo l’introduzione di Mirco Rossi, pubblichiamo l’articolo di Dario Zampieri, professore Associato di Rilevamento Geologico (Geo03) presso l’Università di Padova:

La risposta a questa domanda non è scontata, se anche persone impegnate nel settore delle scienze della Terra, incluso il campo dalla vulcanologia, rimangono sorprese nell’apprendere che le attività umane battono di gran lunga l’attività dei vulcani. Un’idea più precisa si può ricavare dalla lettura dell’articolo di Gerlach del 2011, dal quale sono tratti molti dei dati e delle considerazioni espressi di seguito.

Il bilancio della CO2-biossido di carbonio o anidride carbonica nell’atmosfera terrestre è un fattore critico nel mantenimento di un clima abitabile da parte dell’uomo. I flussi di carbonio tra mantello terrestre (la porzione tra crosta e nucleo, compresa tra 30 e 2900 km di profondità) ed atmosfera modulano il clima nel lungo periodo. Alla scala delle centinaia di milioni di anni, le emissioni vulcaniche di CO2 sono ritenute il principale meccanismo che ha permesso alla Terra di passare da una condizione “palla di neve” nel Precambriano, terminato circa 600 milioni di anni fa, ad una condizione “serra” nel Fanerozoico (vita animale), con momenti freddi solo nel tardo Paleozoico (circa 360-270 Ma-milioni di anni) e nella seconda metà del Cenozoico (da 34 Ma all’attuale).

Nel ciclo del carbonio l’emissione di anidride carbonica tramite degassazione di magmi rappresenta la maggior fonte di riequilibrio del carbonio sottratto all’atmosfera ed agli oceani dall’alterazione dei silicati che compongono le rocce, dalla precipitazione dei carbonati e dal seppellimento di resti organici vegetali. Le stime più citate dell’attuale apporto annuale da parte di vulcani emersi e sommersi vanno da un minimo di 0,18 ad un massimo di 0,44 Gt-miliardi di tonnellate, con stima media preferita di 0,26 Gt (Marty e Tolstikhin, 1998).

Più difficile è la stima del contributo della CO2 non vulcanica, che prudentemente dovrebbero aggirarsi tra un minimo di 0,1 ed un massimo di 0,6 Gt/a-miliardi di tonnellate all’anno (Mörner e Etiope, 2002). Questo contributo, sul quale si sa ancora molto poco, deriverebbe dalla degassazione di un mantello arricchito di CO2 derivante dalla fusione di rocce carbonatiche in particolari situazioni geotettoniche, come ad esempio nell’area che circonda il mar Tirreno in Italia. Il vulcano Etna, che si situa in quest’area, emette infatti da uno a due ordini di grandezza più CO2 rispetto ai vulcani di basalti intra-continentali similari della Terra. La CO2 non vulcanica viene verosimilmente emessa dal suolo al di sopra di faglie profonde, che mettono in comunicazione la crosta profonda, o addirittura il mantello, con la superficie (Frezzotti et al. 2010).

Anche considerando la somma di queste emissioni naturali, vulcanica e non vulcanica, siamo ancora molto lontani dal contributo di emissioni da parte dell’uomo, grossomodo un ordine di grandezza inferiore.

Le emissioni antropogeniche annuali sono infatti state stimate in 35 Gt di CO2 (9.5 Gt di C-carbonio) nel 2010 ( Friedlingstein et al., 2010). I vulcani emettono dunque molta meno CO2 che singole attività come la modificazione dell’uso del suolo (3,4 Gt/a), l’uso dei veicoli leggeri (3 Gt/a), la produzione di cemento (1,4 Gt/a). Le emissioni vulcaniche sono paragonabili alla combustione dei gas di scarto dei campi petroliferi (0,2 Gt/a), alle emissioni di una dozzina di centrali termoelettriche a carbone da 1000 MW (0,22 Gt/a), le quali corrispondono a circa il 2% della capacità di produzione elettrica mondiale da carbone.

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L’emissione antropogenica di CO2 stimata risulta essere, nel 2010, 135 volte superiore a quella dei vulcani. Questo fattore di 135 è salito gradualmente da un fattore di 18, nel 1900, a circa 38 nel 1950, per poi crescere rapidamente a 135 nel 2010 (Gerlach, 2011). Questo andamento di crescita è simile a quello delle emissioni antropogeniche di CO2, aumentate del 650% dal 1900, di cui ben il 550% a partire dal 1950.

La famosa curva di Keeling dell’aumento di anidride carbonica in atmosfera, rilevato a Mauna Loa (Hawaii) a partire dal 1958 (dati nel sito Earth System Research Laboratory), mostra una crescita inarrestabile nell’ultimo mezzo secolo, con tendenza all’accelerazione nell’ultimo decennio. L’andamento della curva non mostra discontinuità attribuibili ad importanti eventi naturali, come eventi vulcanici parossistici, pure presenti sebbene rari, confermando la dipendenza da una sorgente diversa e persistente, che non può che essere quella antropogenica, tenendo conto dei dati sopra esposti.

La curva di Keeling mostra una forma a denti di sega, dovuti alle oscillazioni annuali, che rappresentano il “respiro della Terra”. Infatti, nella stagione di sviluppo della vegetazione (primavera ed estate) nelle terre emerse, che sono prevalenti nell’emisfero settentrionale, la fotosintesi assorbe CO2 e di conseguenza il tenore in atmosfera si abbassa. Al contrario, durante la stagione fredda (autunno ed inverno) dell’emisfero settentrionale le piante restituiscono CO2 all’atmosfera con la respirazione ed il suo tenore aumenta. Durante l’anno questi flussi si compensano completamente, mentre la concentrazione di CO2 cresce anno dopo anno.

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I rari casi di parossismo vulcanico del XX secolo sono l’esplosione del Monte S. Helens (18 maggio 1980), che ha emesso in atmosfera solo 0,01 Gt e l’eruzione del vulcano Pinatubo (15 giugno 1991), che ha emesso solo 0,05 Gt. Per superare il limite inferiore stimato delle emissioni vulcaniche annue occorrerebbero ben 3 eruzioni per anno simili a quella del Pinatubo. La durata di circa 9 ore di entrambe le eruzioni citate ha prodotto tassi di emissione di 0,001 Gt/ora miliardi di tonnellate all’ora (S. Helens) e 0,006 Gt/ora (Pinatubo), molto simili al tasso di emissione medio antropogenico, che è di 0,004 Gt/ora.

Ne consegue che, durante il parossismo di poche ore di durata, l’emissione dei più potenti vulcani individuali eguaglia l’emissione antropogenica. Ma i parossismi vulcanici sono effimeri, mentre le attività umane durano incessantemente. In media, le attività umane emettono in continuazione ogni 2 ore e mezza tanta CO2 quanta prodotta dal vulcano S. Helens e ogni 12 ore e mezza quella prodotta dal vulcano Pinatubo. Ogni 2,7 giorni l’uomo emette la stessa quantità annuale di CO2 dell’attività vulcanica.

Facendo i debiti confronti di scala tra le 35 Gt/a di emissioni di CO2 antropogenica e le 0,05 Gt emesse dal Pinatubo, le emissioni antropogeniche equivalgono a 700 parossismi vulcanici per anno. Ma se confrontate con le quantità di CO2 emesse dall’esplosione del vulcano S. Helens, le emissioni antropogeniche annue corrispondono a ben 3.500 parossismi vulcanici.

Basta per modificare i pregiudizi?

20 dicembre 2013
articolo di Dario Zampieri,
professore Associato di Rilevamento Geologico (Geo03)
presso l’Università di Padova

a cura di Mirco Rossi

scarica qui il file in pdf Chi emette più anidride carbonica

 

Articoli citati:
Frezzotti M.L., Peccerillo A., Panza G., 2010.
Earth’s CO2 degassing in Italy. In: (Eds.) Beltrando M., Peccerillo A., Mattei M., Conticelli S. and C. Doglioni, Journal of the Virtual Explorer, v. 36, paper 21, doi: 10.3809/jvirtex. 2010.00227
Friedlingstein, P., R. A. Houghton, G. Marland, J. Hackler, T. A. Boden, T. J. Conway, J. G. Canadell, M. R. Raupach, P. Ciais, and C. Le Quéré (2010), Update on CO2 emissions, Nat. Geosci., 3(12), 811–812, doi:10.1038/ngeo1022.
Gherlach T. (2011). Volcanic versus Anthropogenic Carbon Dioxide. Eos, 92, 24, 201-208.
Marty B., and I. N. Tolstikhin (1998). CO2 fluxes from mid-ocean ridges, arcs and plumes, Chem.
Geol., 145(3-4), 233–248, doi:10.1016/ S0009-2541(97)00145-9.
Mörner N.A., Etiope G., 2002. Carbon degassing from the lithosphere.
Global Planetary Change 33, 185-203.

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Mirco Rossi

VENEZIA. Divulgatore sui temi dell’energia, ricercatore indipendente. Membro del Comitato Direttivo di Aspo Italia (sezione italiana di Aspo International – Association for the Study of Peak Oil and Gas). Membro del Comitato Scientifico del Centro Studi “L’Uomo e l’Ambiente”. Vive a Venezia, dove ha fatto studi di economia, sviluppato l’attività lavorativa, le esperienze politiche e quelle sindacali. L’attenzione ai temi legati all’energia e all’ambiente inizia nel lontano 1973, al tempo della prima crisi energetica, e si consolida alla fine degli anni ’80 quando, su incarico di ENEL, coordina per alcuni anni l’azione divulgativa che l’Ente offriva al sistema scolastico del Triveneto. Da anni sviluppa un’intensa attività d’informazione scientifica sugli aspetti energetico-ambientali, nel Centro e nel Nord Italia, indirizzata a cittadini, gruppi culturali, associazioni, forze politiche e sindacali, insegnanti e soprattutto studenti delle scuole di secondo grado. Pubblicazioni: “Verso la fine del petrolio” (Provincia di Venezia, 2008) - “Energia e futuro. Le opportunità del declino” (EMI Bologna, 2009/2011) - “La parabola del consumismo. Memorie di un ragazzo al tempo della sobrietà” (EMI Bologna, 2013)