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Pubblicato il 02/11/2013 Da in Ambiente

Cambiamenti climatici e feedback trascurati

La pubblicazione del Quinto Rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) è forse il più importante evento nel dibattito internazionale sui cambiamenti climatici degli ultimi anni.

Luca Mercalli, meteorologo e climatologo italiano, conclude il video ICCG “Cambiamenti climatici: tutto quello che devi sapere sul Quinto Rapporto IPCC” affermando che “…troviamo semplicemente molte conferme di quanto era già stato sostenuto nei rapporti precedenti. Questo vuol dire che la scienza ormai, in questo campo, ha raggiunto un certo stadio consolidato di maturità. …la situazione del cambiamento climatico è grave e bisogna prendere provvedimenti il più in fretta possibile”.

I dati registrati, le condizioni rilevate, i mutamenti verificatesi e gli scenari probabili sono riassunti efficacemente nel Sommario “Affermazioni Fondamentali IPCC 2013” di cui si riportano alcune frasi significative (clicca qui per leggere il documento completo):

“ Il riscaldamento del sistema climatico è inequivocabile …L’atmosfera e l’oceano si sono riscaldati, le quantità di neve e ghiaccio sono diminuite, il livello del mare è salito …”

“E’ estremamente probabile che l’influenza umana sia stata la causa dominante del riscaldamento osservato dalla metà del ventesimo secolo.”

“Il riscaldamento continuerà oltre il 2100 ……… continuerà a mostrare variabilità e non sarà uniforme a livello regionale.”

“Il volume globale dei ghiacciai diminuirà ulteriormente.”

“Il livello globale medio del mare continuerà a salire durante il ventunesimo secolo”

“Gran parte degli aspetti del cambiamento climatico persisteranno per molti secoli anche se le emissioni di CO2 venissero fermate.”

Un quadro ben poco tranquillizzante che tuttavia, a giudizio di alcuni studiosi, non tiene in considerazione alcune “forzanti” che potrebbero aggravare i processi.

Il rapporto, per un’eccessiva prudenza degli scienziati, risulterebbe quindi ottimista nel disegnare gli scenari futuri. Se si trascura l’apporto di alcuni feedback (cicli di retroazione naturali) e si continua a bruciare combustibili e tagliare foreste, la temperatura media tende ad alzarsi gradualmente, ma così lentamente che le zone più abitate del pianeta rimarrebbero vivibili ancora a lungo.

Tenendo invece conto delle conseguenze che, una volta attivati anche dal solo aumento di uno o due gradi Celsius, i feedback naturali determinerebbero, il sistema subirebbe una forte accelerazione.

I principali cicli di retroazione sono tre:

1) Via via che il ghiaccio e la neve, che riflettono efficacemente la radiazione solare e che coprono la maggior parte delle regioni polari, si sciolgono, si riduce l’albedo e il tasso al quale il calore solare viene assorbito cresce rapidamente su gran parte del pianeta.

2) Nella regione artica il riscaldamento del terreno (permafrost) e dei i fondali marini costieri ghiacciati, scioglie gli idrati di metano (o clatrati) di cui sono ricchi, rilasciando enormi quantità di metano che provoca un ulteriore effetto serra e riscaldamento del pianeta.

3) Gli oceani, via via che si scaldano, rilasciano una parte delle grandi quantità di biossido di carbonio assorbito in passato, semplicemente perché l’acqua più calda può contenere meno gas disciolto.

pistola-grillettoQuesti sono i feedback assassini. Almeno cinque volte negli ultimi 500 milioni di anni il pianeta ha deviato improvvisamente in un clima 5-6 gradi Celsius superiore al presente, e per ognuno dei casi questi feedback sono i primi indiziati.

L’arma è disponibile in natura: oggi abbiamo il dito sul grilletto.

 

2 novembre 2013
a cura di Mirco Rossi

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Mirco Rossi

VENEZIA. Divulgatore sui temi dell’energia, ricercatore indipendente. Membro del Comitato Direttivo di Aspo Italia (sezione italiana di Aspo International – Association for the Study of Peak Oil and Gas). Membro del Comitato Scientifico del Centro Studi “L’Uomo e l’Ambiente”. Vive a Venezia, dove ha fatto studi di economia, sviluppato l’attività lavorativa, le esperienze politiche e quelle sindacali. L’attenzione ai temi legati all’energia e all’ambiente inizia nel lontano 1973, al tempo della prima crisi energetica, e si consolida alla fine degli anni ’80 quando, su incarico di ENEL, coordina per alcuni anni l’azione divulgativa che l’Ente offriva al sistema scolastico del Triveneto. Da anni sviluppa un’intensa attività d’informazione scientifica sugli aspetti energetico-ambientali, nel Centro e nel Nord Italia, indirizzata a cittadini, gruppi culturali, associazioni, forze politiche e sindacali, insegnanti e soprattutto studenti delle scuole di secondo grado. Pubblicazioni: “Verso la fine del petrolio” (Provincia di Venezia, 2008) - “Energia e futuro. Le opportunità del declino” (EMI Bologna, 2009/2011) - “La parabola del consumismo. Memorie di un ragazzo al tempo della sobrietà” (EMI Bologna, 2013)

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